Un presunto attacco informatico sta scuotendo l’apparato di sicurezza del Marocco, dove il gruppo di hacker Jabaroot ha pubblicato in rete i dati personali di circa 70.000 appartenenti alle forze di polizia e all’intelligence. Il 24 agosto sul canale Telegram del collettivo è comparso un vasto archivio contenente quelli che sembrano essere i nomi, i numeri di identificazione e le date di nascita di dipendenti della Direzione generale della sicurezza nazionale (Dgsn) e della Direzione generale della sorveglianza del territorio (Dgst).
Il gruppo di hacker ha motivato l’attacco accusando i vertici degli apparati di sicurezza di Rabat di aver agevolato il passaggio di centinaia di migranti verso l’enclave spagnola di Ceuta alla fine di luglio, arrivando a chiedere apertamente le dimissioni del responsabile della polizia e del controspionaggio, Abdellatif Hammouchi. L’azione segue altre operazioni condotte nei mesi passati dallo stesso collettivo, già responsabile della divulgazione di documenti riservati e delle retribuzioni di alti funzionari del Regno. Secondo il Marocco, Jabaroot agirebbe per conto dell’Algeria.
Le autorità di sicurezza marocchine hanno tuttavia smentito, «in modo categorico», qualsiasi intrusione nei propri sistemi informatici o nelle proprie banche dati di sicurezza. Secondo quanto riportato da Jeune Afrique e dal portale Barlamane, i file diffusi non risulterebbero provenire da un’effettiva violazione delle reti interne dei due apparati di sicurezza, ma da un insieme eterogeneo di documenti amministrativi e archivi più datati, la cui origine e datazione restano da chiarire.
Gli hacker hanno intanto minacciato ulteriori rivelazioni anche riguardo i presunti responsabili delle operazioni al confine spagnolo e al software di spionaggio Pegasus.


