Tanzania – Magufuli vuole la diga nella riserva di Selous

di Marco Simoncelli

Il presidente tanzaniano John Magufuli, di recente è tornato a difendere il suo progetto di costruzione di una diga con centrale idroelettrica sul fiume Rufiji, all’interno del Selous Game Reserve, un’area protetta di 50mila chilometri quadrati, dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco nel 1982. In merito al piano della diga la stessa istituzione ha espresso “gravi preoccupazioni”, mentre Magufuli ha minimizzato l’impatto che l’opera potrebbe avere sull’ecosistema della riserva, come riporta africanews.

Il governo tanzaniano ha assegnato lo scorso dicembre un contratto da 3 miliardi di dollari a una ditta egiziana per la costruzione dell’impianto da 2.100 megawatt, che rappresenta una delle promesse più importanti fatte da Magufuli quando è stato eletto nel 2015.

Il Capo di Stato ha detto che la diga fornirà energia ai tanzaniani che vivono vicino alla riserva – un paradiso per elefanti, rinoceronti neri, ghepardi e giraffe – dissuadendo così le comunità locali dall’abbattimento degli alberi per ottenere carburante a basso costo. «Voglio rassicurare tutti, questo progetto mira a promuovere l’ambiente», ha affermato all’inaugurazione di un nuovo parco nazionale nel nord-ovest della Tanzania. Inoltre, ha aggiunto «occupa solo una piccola parte della riserva, il 3% dell’area totale».

Magufuli ha insistito sul fatto che la diga non solo soddisferà il fabbisogno nazionale di energia elettrica, ma fornirà anche un surplus per l’esportazione. Secondo i dati delle Nazioni Unite, solo il 2% delle popolazioni rurali e il 39% degli abitanti delle città hanno accesso all’elettricità in Tanzania.

Ma l’Unesco ha ripetutamente chiesto che l’impianto venga demolito, dicendo che è “incompatibile” con lo status di Patrimonio dell’umanità, guadagnato per essere una delle più vaste aree selvagge rimaste in Africa, nota per l’ecosistema straordinariamente ricco, grazie alla concentrazione di boschi, foreste pluviali e paludi. Nel 2014, il bracconaggio di elefanti ha anche indotto l’Unesco a collocare la riserva nella sua lista dei Patrimoni mondiali in pericolo.

L’atteggiamento del governo appare molto contraddittorio se si pensa all’apparente impegno di Dodoma nella conservazione della fauna con la lotta al bracconaggio che ha portato anche all’arresto e alla condanna della “regina dell’avorio” cinese in febbraio. Proprio ieri, come riporta Aljazeera, le istituzioni tanzaniane hanno dichiarato che la popolazione di elefanti e di rinoceronti sarebbe tornata a crescere.

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