L’Unicef ha lanciato l’allarme pochi giorni fa. In Africa occidentale e centrale, le chiusure scolastiche riguardano quasi 110 milioni di bambini e 2,7 milioni di insegnanti dall’istruzione preprimaria alla secondaria. Considerando anche la formazione tecnica professionale e l’istruzione superiore (l’equivalente dei nostri licei e istituti tecnici), i numeri diventano più alti. Quando ci fu l’epidemia di ebola, dal 2014 al 2016, la chiusura delle scuole in Africa occidentale aveva provocato un incremento del lavoro minorile e una serie di altre problematiche: abusi sessuali, gravidanze precoci e, in moltissimi casi, l’abbandono definitivo del percorso scolastico.
Kokou Sefako Amelewonou, esperto dell’Unicef per l’educazione in Africa centrale e occidentale, intervistato da Radio France International (RFI) non può che ribadire la necessità che i governi si attivino presto per organizzare delle forme di insegnamento a distanza valide e preaticabili.
L’adattamento dei programmi radiofonici potrebbe servire a questo scopo? La risposta è nì: in generale è meglio di niente, ma tenendo conto anche delle caratteristiche di questa epidemia, ossia della necessità di limitare i contatti fisici, seguire individualmente le lezioni alla radio (e non in gruppo, magari con un adulto a supervisionare, come accadeva sotto ebola) presuppone una capacità di autodisciplina difficilmente riscontrabile tra bambini e adolescenti. Un insegnamento a distanza efficiente richiederebbe invece strumenti, collegamenti e expertise che in Africa non sono scontati. «Ci sono iniziative, ma queste iniziative per il momento riguardano solo un piccolo numero di studenti», ha detto l’esperto. «La maggior parte proviene da scuole private che lavoravano con i bambini su piattaforme cui i bambini possono accedere e fare i compiti, rimandarli agli insegnanti e vederseli restituire corretti».
In Camerun, 24 milioni di abitanti e 139 casi di coronavirus accertati, le scuole chiuse dal 18 marzo, il governo ha avviato una sperimentazione. In una settimana sono aumentati del 50 per cento gli accessi alla piattaforma di e-learning Educlick, che fornisce gratuitamente corsi visionati dagli ispettori educativi. Un incremento del 50 per cento può sembrare una grande cosa, ma se si considera che il dato di partenza era di 2000 accessi, possiamo renderci conto di essere ancora lontani dalla soluzione del problema.
Il nodo centrale, come rilevato dalla Federazione Camerunese e dell’Unione dell’Istruzione, rimane il costo della connessione, ancora troppo elevato rispetto alle possibilità medie delle famiglie e, in generale, l’accessibilità della rete. «In effetti, molte aree rurali non hanno ancora una connessione a internet, il che significa che gli studenti in queste località non saranno in grado di accedere alle lezioni online», riporta il sindacato in un comunicato «Nelle aree urbane, la connessione non è sempre fluida e non tutti i genitori sono in grado di fornire ai propri figli un telefono. Per la scuola elementare, il problema si pone su due livelli: la stampa di documenti e la capacità dei genitori di spiegare le lezioni ai bambini». Riflessioni che si possono adattare a tutti gli stati dell’Africa centrale e occidentale.
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