Camerun | Anglofoni, riesplode la violenza

di Enrico Casale
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Ancora violenza nelle province anglofone del Camerun che, da tre anni, sono sconvolte da tensioni secessioniste. Venerdì, almeno 22 persone sono state uccise in un attacco a un villaggio, oltre la metà delle vittime erano bambini. I media locali riferiscono che alcune delle vittime sono state addirittura bruciate vive. Nessuno ha rivendicato l’assalto, ma un partito di opposizione ha incolpato l’esercito dell’azione. Il governo del Camerun ha però negato il coinvolgimento nell’attacco.

«Qualunque gruppo abbia fatto questo ha aperto una stagione di nuove violenze – hanno detto alcuni funzionari delle Nazioni Unite -. Le persone con cui abbiamo parlato sono  traumatizzate e non se lo aspettavano».

In una dichiarazione, uno dei principali partiti dell’opposizione del Paese (The Movement for the Rebirth of Camerun) ha accusato «il regime dittatoriale» e il capo delle forze di sicurezza. Agbor Mballa, una figura di spicco nel movimento separatista, ha accusato le forze di difesa dello Stato. Un portavoce dell’esercito ha descritto le accuse come «false».

Il presidente del Camerun Biya è stato accusato di violazioni dei diritti umani nel conflitto nelle province nord-occidentali, dove la maggior parte della popolazione parla inglese ed è legata alle tradizioni amministrative britanniche. I gruppi di separatisti armati hanno iniziato a combattere contro le forze dell’ordine di Yaoundé nel 2017 e hanno dichiarato l’indipendenza dell’Ambazonia, ma il presidente del Camerun Paul Biya ha etichettato i gruppi come «terroristi». Più di 3.000 persone sono morte nei combattimenti e almeno 70.000 persone sono fuggite dalle loro case.

 

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