Camerun | Card. Tumi/2: «Preti sposati?… E perché no?»

di Pier Maria Mazzola

«Da quando… [si ferma e sorride] da quando ho cominciato a votare, credo di non avere mai visto elezioni trasparenti». Il cardinale Christian Tumi, che sul finire dell’anno ha concesso un’intervista di due ore a Equinoxe Tv di Yaoundé, dall’alto dei suoi quasi novant’anni è anche un efficace comunicatore. Sa gestire con studiata spontaneità (ci si passi l’ossimoro) la franchezza del suo parlare: con un ritmo, pause e gesti che servono a dare ulteriore forza al suo discorso. I tre giornalisti – parlando delle elezioni presidenziali dell’ottobre 2018, che hanno coronato con un settimo mandato settennale la presidenza (dal 1982) di Paul Biya – ricordano che comunque nel tempo si sono visti dei progressi, adesso i partiti hanno propri rappresentanti ai seggi elettorali, ed esiste Elecam, la commissione elettorale indipendente… «Ma Elecam non è accettata da tutti…», insinua. E un motivo ci sarà pure.

L’arcivescovo emerito di Douala invoca l’«alternanza». Ma come parlare di alternanza proprio in un momento come questo, quando il presidente della repubblica è stato riconfermato, appena un anno fa, con il 71% dei suffragi? Sornione ed eloquente, il prelato ricorda di avere detto, prima del voto, non – come alcuni avevano creduto di capire – che il presidente uscente doveva andare in pensione, ma «che, se io fossi Paul Biya, alla sua età non mi presenterei. Però, se il suo partito lo vuole ricandidare, anche se lui avesse cento anni e venisse eletto con elezioni trasparenti, non avrei niente in contrario». Frase dove la sottolineatura va tutta a cadere su «trasparenti».

All’intervistatore che fa presente l’en plein di consensi comunque riportato dal presidente, Tumi replica: «I camerunesi che incontro io, anche quelli che si dichiarano per Paul Biya, parlando con loro a tu per tu… nemmeno loro, poi, sono per Biya. Si stringono nelle spalle e dicono: “Le cose stanno così. Che cosa posso farci?”».

La conversazione televisiva – nettamente incentrata sulla crisi del Camerun anglofono, come abbiamo visto nella prima parte di questo resoconto – ha però toccato pure altri temi, anche più strettamente ecclesiali. È il caso della questione dei sacerdoti: celibi o sposati? Equinoxe Tv su questo ha addirittura fatto il titolo della trasmissione – “Il cardinale Christian Tumi favorevole al matrimonio dei preti” –, anche se certamente non rappresenta il nocciolo dell’intervista. Dopo aver precisato che «i preti sono ordinati a immagine di Gesù Cristo, il quale non era sposato (era un giovane ebreo e avrebbe tranquillamente potuto sposarsi) e noi cerchiamo di imitarlo», Tumi chiarisce: «Bisogna distinguere tra legge di Dio e legge della Chiesa. Che i preti non si sposino è legge della Chiesa cattolica romana, non è la legge di Dio, e la Chiesa può cambiarla domani». Lei è quindi favorevole? «Favorevole alla libertà di scelta?… Perché no?».

Il tema, però, si inserisce in un’altra questione sottopostagli dal canale televisivo: se anche in Camerun sia presente, presso il clero, il fenomeno della pedofilia. Una volta sottolineato che «bisogna che i vescovi non nascondano i casi di pedofilia», la sua opinione, espressa con parole dirette, è che «quello che succede in Usa e in Europa è raro in Africa. Non perché noi siamo più perfetti dei preti in Europa, no. Ma perché la tendenza dei nostri preti è “naturale”: è una tendenza che porta verso le ragazze». Il matrimonio dei preti, peraltro, non è di per sé la soluzione: «Credete che questo risolverebbe il problema? Guardate cosa succede nelle famiglie, dove avvengono tanti abusi…. e c’è infedeltà. Quello che serve, per tutti, è l’autocontrollo».

Nel rispondere, forse il cardinale dimenticava però una conferenza stampa del suo confratello André Wouking, all’epoca presidente della Conferenza episcopale, che ebbe una certo eco anche fuori del Paese. Nel denunciare la piaga della corruzione nella società e nella politica, l’arcivescovo di Yaoundé – era l’ottobre del 2000 – alzava il velo anche sull’interno della Chiesa stessa, segnatamente sul clero, pronunciando in particolare le parole «arricchimento» e «pedofilia».

Wouking (morto nel 2002) è anche uno dei casi citati da Cédric Noufélé e dai colleghi di Equinoxe Tv per sollecitare una riflessione di mons. Tumi sui mali e i misteri che da lunga data colpiscono la Chiesa cattolica in Camerun. Il tribalismo, per esempio, di cui fu vittima appunto mons. Wouking. Vescovo di Bafoussam, assegnato alla sede di Yaoundé, capitale del Camerun, l’ingresso nella sua nuova diocesi gli fu fisicamente impedito per qualche tempo – era l’estate del 1999 – da gruppi di fedeli di etnia beti che vedevano di cattivo occhio che il loro pastore fosse di origine bamiléké. Oppure la serie decisamente insolita di assassinii di preti e vescovi. Come mons. Jean-Marie Benoît Balla, vescovo di Bafia, dato per suicida nel fiume Sanaga: l’ipotesi fu in seguito scartata ma senza che si giungesse mai a un chiarimento della dinamica e si arrivasse agli autori dell’omicidio. La sua tomba, tra l’altro, è stata oggetto di profanazione. Un altro caso illustre, e mai chiarito, è quello del gesuita Engelbert Mveng, insigne teologo e antropologo nonché artista. Sospetti sulla sua uccisione gravarono anche su certi ambienti religiosi. Dal 1995 la verità non è mai venuta a galla.

«Anche il mio predecessore a Garoua – rincara Tumi, che a Garoua è stato vescovo prima di essere trasferito a Douala – è stato freddamente assassinato: mons. Yves-Joseph-Marie Plumey. Era il 1991, e fino ad oggi non si sa da chi e perché». Il cardinale afferma di non saper individuare un filo conduttore fra tutti questi crimini. Propone piuttosto una lettura di impronta evangelica: «In Africa, fino a oggi, sono stati 400 i preti uccisi (vescovi compresi, e alcuni laici) a motivo delle loro posizioni prese in coscienza contro l’autorità politica del loro Paese. Gesù ci ha detto “Non abbiate paura”. E quando si tratta di prendere posizione contro il male, di qualsiasi tipo, il prete e il vescovo non devono avere paura».

E lei – gli domanda uno degli interlocutori non ha mai avuto personalmente paura quando ha espresso le sue forti prese di posizione nei riguardi del potere di Yaoundé? «Io?… – risponde il cardinale, quasi sorpreso della domanda – No. Sono posizioni che ho sempre preso in piena verità».

(Pier Maria Mazzola)

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