Mali e Algeria riaprono il dialogo, ma restano nodi irrisolti

di claudia

Il ritorno degli ambasciatori e la riapertura dello spazio aereo segnano la ripresa delle relazioni tra i due Paesi. Ma il dialogo riparte senza intese sui dossier che avevano provocato la rottura diplomatica.

Di Andrea Spinelli Barrile

Il ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop ha ricevuto l’ambasciatore algerino in Mali, Kamal Retieb, per una visita ufficialmente inserita nel quadro del “rilancio della cooperazione e dell’amicizia” tra i due Paesi. L’incontro, che riporta ufficialmente le due diplomazie a riconoscersi e parlarsi, si è tenuto il 20 luglio, dieci giorni dopo le reciproche decisioni di ripristinare gli ambasciatori e riaprire lo spazio aereo ai voli civili e militari. Il generale Mohamed Amaga Dolo ha ripreso le sue funzioni di ambasciatore maliano ad Algeri, mentre Kamal Retieb è tornato al suo incarico a Bamako.

Lo riportano sia i media maliani che algerini, che danno molta enfasi al riavvicinamento di questi due grandi Paesi africani: le misure annunciate il 10 luglio pongono fine alle principali restrizioni adottate durante la crisi diplomatica iniziata nell’aprile del 2025. Ristabiliscono inoltre i canali ufficiali tra i due Stati che condividono oltre 1.300 chilometri di confine e che affrontano le stesse minacce transfrontaliere. Tuttavia, nelle dichiarazioni rilasciate dall’ambasciata algerina e dal ministero degli Esteri maliano non si menzionano né una tabella di marcia politica, né un meccanismo di sicurezza comune o un accordo per risolvere le controversie che hanno portato alla rottura.

In tal senso, il lavoro da fare è ancora molto. Il primo grave deterioramento delle relazioni risale al dicembre 2023, quando il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha ricevuto l’imam maliano Mahmoud Dicko ad Algeri. Le autorità maliane criticarono allora l’Algeria per aver organizzato questo incontro senza consultare Bamako, anche perché Dicko è considerato “ostile” al governo di transizione militare maliano. Tebboune ha anche avuto incontri con leader di ex gruppi armati separatisti, che avevano firmato l’accordo di pace del 2015, e questo portò il Mali a convocare l’ambasciatore algerino, prima di richiamare il proprio rappresentante da Algeri.

Mahmoud Dicko vive attualmente in Algeria. Ex presidente dell’Alto consiglio islamico del Mali, ha svolto un ruolo centrale nelle mobilitazioni che hanno indebolito il presidente Ibrahim Boubacar Keita, prima del suo rovesciamento nell’agosto 2020. Si è poi opposto alla proroga del governo militare, alla Costituzione adottata nel 2023 e al rinvio delle elezioni previste per porre fine alla transizione. Il suo previsto ritorno, previsto per il 14 febbraio 2025, è stato annullato in seguito al dispiegamento di un ingente contingente di forze di sicurezza a Bamako: secondo fonti della sicurezza, un ordine di servizio emesso alla vigilia del suo rientro programmato faceva riferimento, in termini condizionali, ad “attività sovversive” a lui attribuite e ordinava il divieto di qualsiasi assembramento nella capitale. Dalla ripresa del dialogo diplomatico, nessuna dichiarazione ufficiale ha chiarito se l’imam potrà tornare in Mali, se sia oggetto di procedimenti giudiziari formali o se siano state negoziate garanzie con Algeri.

La crisi ha toccato il suo apice nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile 2025, quando l’esercito algerino ha abbattuto un drone militare maliano vicino a Tinzaouatène. Algeri spiegò che il velivolo si era spinto per due chilometri nel suo spazio aereo, si era allontanato ed era poi tornato seguendo una traiettoria considerata offensiva. Bamako contestò questa versione e fornì alle Nazioni Unite le coordinate che collocavano la perdita del drone a circa 9,5 chilometri a sud del confine, quindi all’interno del territorio maliano. Il Mali ha definito la distruzione del drone come “un atto di aggressione” volto a ostacolare un’operazione contro gruppi armati. Mali, Burkina Faso e Niger hanno richiamato i propri ambasciatori in segno di solidarietà nell’ambito dell’Alleanza del Sahel, mentre l’Algeria ha adottato misure reciproche chiudendo il proprio spazio aereo ai voli maliani.

A settembre 2025, Bamako ha portato la controversia dinanzi alla Corte internazionale di giustizia, che ha trasmesso la richiesta ad Algeri, specificando tuttavia che non si sarebbero potuti avviare procedimenti fino a quando l’Algeria non avesse accettato la sua giurisdizione.

Tuttavia, le tensioni vanno oltre l’incidente del drone. Dalla ripresa dei combattimenti nel nord del Mali, Bamako ha ripetutamente accusato Algeri di dare rifugio, proteggere o sostenere i leader di gruppi armati attivi contro lo Stato maliano. L’Algeria respinge queste accuse e ribadisce di difendere l’integrità territoriale del Mali e una soluzione politica basata sul dialogo con la popolazione locale e i gruppi non jihadisti del nord. Il 25 gennaio 2024, le autorità maliane hanno denunciato, con effetto immediato, l’Accordo per la pace e la riconciliazione derivante dal processo di Algeri: firmato nel 2015 tra Bamako e diversi gruppi armati del Nord, tale accordo prevedeva in particolare un rafforzamento del decentramento, l’integrazione degli ex combattenti e una migliore rappresentanza per le regioni settentrionali. Il governo maliano ha citato l’inadempimento degli impegni assunti dagli altri firmatari e presunti “atti ostili” da parte dell’Algeria, che ha espresso il suo profondo rammarico e ha avvertito che l’abbandono dell’accordo potrebbe minacciare la stabilità del Mali e della regione.

Lo scontro verbale si è ulteriormente intensificato nel settembre 2025, di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quando il primo ministro maliano Abdoulaye Maiga ha accusato l’Algeria di essere diventata un “promotore ed esportatore di terrorismo” nel Sahel e ha chiesto che cessasse ogni sostegno ai gruppi che combattono contro il Mali. Queste accuse non sono state ritrattate pubblicamente nemmeno dopo il ripristino delle relazioni diplomatiche.

Il rapporto con Mosca rappresenta un fattore determinante in questo riavvicinamento: l’Algeria vanta una partnership di lunga data con la Russia, rafforzata nel giugno 2023 da una dichiarazione sull’approfondimento del partenariato strategico. La Russia rimane inoltre il suo principale fornitore di armi: secondo il Sipri, tra il 2020 e il 2024 ha rappresentato il 48% delle principali importazioni di armi dell’Algeria. Il Mali, dal canto suo, ha posto la Russia al centro della sua nuova politica di difesa in seguito al ritiro delle forze francesi e della missione delle Nazioni unite: a partire da dicembre 2021, il Mali ospita “istruttori russi” (prima privati del gruppo Wagner e oggi con la Difesa russa, l’Africa Corps) in base a un accordo bilaterale volto a rafforzare le capacità delle forze nazionali. Oggi i comunicati delle Forze armate maliane (Fama) lo definiscono apertamente un partner e ne menzionano il supporto alle operazioni congiunte nelle zone di combattimento.

Questa presenza russa ha già suscitato perplessità ad Algeri. In seguito agli scontri di Tinzaouatène nel luglio 2024, il rappresentante algerino presso le Nazioni Unite ha denunciato le azioni di “eserciti privati” utilizzati da alcuni Stati. Il presidente Tebboune ha criticato anche l’impiego di mercenari in Mali e Libia, pur ribadendo la relazione strategica del suo Paese con Mosca.

Nessuna fonte ufficiale permette di attribuire alla Russia un ruolo di mediazione nelle decisioni del 10 luglio 2026: i comunicati algerini e maliani presentano il ritorno degli ambasciatori e la riapertura dello spazio aereo come decisioni prese dai due capi di Stato, senza menzionare alcun intermediario straniero né affrontare la questione della presenza dell’Africa Corps vicino al confine algerino. Per il momento, il riavvicinamento ha quindi ripristinato gli strumenti fondamentali del dialogo, senza tuttavia annunciare una soluzione ai disaccordi principali. La situazione di Mahmoud Dicko in Algeria, il procedimento avviato dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, le reciproche accuse legate a gruppi armati, il futuro dell’Accordo di Algeri e la presenza militare russa rimangono assenti dalle dichiarazioni ufficiali pubblicate dal 10 luglio.

Condividi

Altre letture correlate: