Le prospettive dopo l’annuncio israeliano sulla questione sahrawi

di claudia
saharawi

di Céline Camoin

Il riconoscimento da parte di Israele della sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale rischia di inasprire il conflitto tra il Fronte Polisario e il Marocco, con un maggiore coinvolgimento dell’Algeria sul fronte militare? O al contrario, traduce il crepuscolo della lotta degli indipendentisti sahrawi? Cosa si aspetta ora Israele da parte di Rabat? Come reagirà la comunità internazionale, dai Paesi arabi agli Stati Uniti, passando all’Africa? Sono alcune delle domande che la redazione di Internationalia ha posto a Giuseppe Dentice, responsabile del Desk Medio Oriente e Nord Africa del Ce.SI – Centro Studi Internazionali, dopo l’annuncio da parte del premier israeliano, Benyamin Netanyahu, del riconoscimento della ‘maroccanità’ del territorio sahrawi, fatto lunedì sera.

“Non si può al momento escludere alcun scenario, nemmeno quello di una escalation armata, sebbene, al netto di tutto, nessuno ha il pieno interesse a farsi coinvolgere in una situazione simile”, ritiene l’analista, che attende le prossime ore, i prossimi giorni, per capire quali saranno le reazioni di ciascun attore coinvolto in questo contesto.

“Sicuramente, ci dobbiamo aspettare una reazione del Polisario, perché non siamo in una situazione che lascia spazio per un dialogo. È ovvio che si va sempre di più verso un ‘muro contro muro’ soprattutto da parte del governo marocchino e dell’autorità del Fronte Polisario”, analizza Dentice. “A maggior ragione se, come pare circolare nelle ultime ore, il Re marocchino sarebbe addirittura disponibile ad aprire un consolato a Dakhla. Se dalle parole si passasse ai fatti, potrebbero cambiare un po’ le carte in tavola, alimentando un maggior livello dello scontro. Dobbiamo stare attenti nel vedere se quel tipo di tensione non possa sconfinare in qualcosa di più violento che possa dare anche forza al Fronte Polisario dal punto di vista del conflitto armato”.

Ci dobbiamo anche aspettare che l’Algeria faccia qualcosa, ipotizzare che Algeri possa assumere una posizione maggiormente incisiva. “Ma quanto l’Algeria e il Marocco sono disposti ad andare verso un possibile scontro armato?” riflette, dubbioso, l’analista del CeSi. Certo è che la relazione tra Algeria e Marocco dal punto di vista politico è già fortemente compromessa, con rapporti politici, diplomatici congelati.

“La cosa più sorprendente, paradossalmente – sottolinea il nostro interlocutore – è capire qual è la posizione degli Stati Uniti, che da quel poco emerso fino ad adesso, non sembrano aver espresso un grande entusiasmo intorno a questa dichiarazione di Netanyahu”. Per due motivi: “Primo, l’accordo triangolare su quella parte di accordi di Abramo tra Israele, Stati Uniti e Marocco, aveva la sua ratio su un certo equilibrio. Questa decisione di Israele sposta un po’ la situazione e richiama l’attenzione sul fronte interno, il che ci porta a secondo punto: il riconoscimento di Israele sul ruolo del Marocco nella questione sahrawi è una sorta di autoinvestitura per quanto riguarda il ruolo di Israele nelle dinamiche israelo-palestinesi?”.

L’annuncio israeliano sulla questione sahrawi, sebbene non sorprendente, rischia infatti di creare una sorta di parallelismo e di avere ripercussioni politiche importanti. Il Marocco si trova adesso in una posizione delicata, perché Israele si aspetta sicuramente che il Marocco prenda una posizione a favore di Israele. “Tuttavia è molto difficile che lo faccia. Sono situazioni molto diverse dal punto di vista del sostegno popolare”, spiega Dentice. In Marocco, la questione palestinese rimane ancora una questione socialmente molto importante ed è difficile pensare che un Paese del genere possa dare il suo via libera a quella che tutto il mondo arabo continua a definire un’occupazione. “Credo, a mio modesto parere, che il Marocco continuerà a temporeggiare finché non assumerà posizioni tendenzialmente favorevoli a Israele, ma ritengo molto complicato un deciso riconoscimento a quello che vorrebbe Israele sulla questione palestinese”.

Quanto alla tempistica di questo annuncio, avviene proprio nel mezzo di aspre tensioni in Cisgiordania, mentre il presidente algerino ha l’attenzione spostata sulla sua visita in Cina, ma anche “nel momento in cui il Fronte Polisario vive la sua fase peggiore”, fa notare Dentice. Il movimento sahrawi è debole dal punto di vista politico, perché ci sono divisioni interne, debolezze, ma anche una certa stanchezza da parte del popolo che vive una condizione umanitaria sempre pessima.

Si va quindi verso un punto finale a favore del Marocco sul Sahara Occidentale? “Politicamente parlando, ora tra Marocco e Israele, è una derubricazione della questione. Ma dal punto di vista arabo, africano e musulmano la questione sahrawi continua ad esistere. Nell’agenda arabo-musulmana è possibile che questo tipo di argomento possa seguire l’iter del conflitto israelo-palestinese. Per la parte africana l’argomento vive ancora una sua forza perché si lega a temi che hanno molto a che fare con il colonialismo e la sua eredità. Questo tipo di tema potrebbe in effetti mantenere una sua forza, anche se non così centrale come poteva essere in passato”.

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