Etiopia, ong denunciano crimini contro umanità nella Zona occidentale del Tigray

di claudia
soldati etiopia

Le forze di sicurezza regionali della regione Amhara e le autorità civili della Zona occidentale del Tigray, nel Nord dell’Etiopia, hanno commesso, a partire dall’inizio del conflitto nel novembre 2020, violenze di tale diffusione e intensità contro la popolazione tigrina da costituire crimini di guerra e crimini contro l’umanità. E’ quanto hanno denunciato oggi, in un rapporto congiunto, Amnesty International e Human Rights Watch (Hrw), sollecitando il governo di Addis Abeba a garantire l’immediato accesso delle agenzie umanitarie nella regione, a rilasciare tutte le persone arrestate arbitrariamente e a indagare e punire in modo appropriato tutti i responsabili dei crimini di diritto internazionale.

Nel rapporto le due organizzazioni descrivono come le autorità di fresca nomina nella Zona occidentale del Tigray, area contesa fin dal 1992 dalle autorità delle regioni Amhara e Tigray, e le forze di sicurezza Amhara, con l’acquiescenza e la possibile partecipazione delle forze federali dell’Etiopia, abbiano sistematicamente espulso dalle loro case diverse centinaia di migliaia di civili tigrini ricorrendo a minacce, uccisioni illegali, violenza sessuale, arresti arbitrari di massa, saccheggi, trasferimenti forzati e diniego dell’assistenza umanitaria. “Questi attacchi, massicci e sistematici, contro la popolazione civile del Tigray costituiscono crimini contro l’umanità e crimini di guerra”, hanno rimarcato Amnesty e Hrw in un comunicato.

Due settimane dopo l’inizio del conflitto nel 2020 tra Addis Abeba e il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), la Zona occidentale del Tigray è finita sotto il controllo delle forze armate federali e di forze e milizie alleate locali provenienti dalla regione Amhara. “Durante l’offensiva iniziale, le forze armate federali e quelle alleate hanno commesso crimini di guerra contro le comunità tigrine, tra cui bombardamenti indiscriminati contro le città ed esecuzioni extragiudiziali, costringendo decine di migliaia di persone a rifugiarsi in Sudan e in altre zone del Tigray – si legge nel rapporto – le milizie tigrine e abitanti del posto hanno a loro volta commesso crimini di guerra contro la popolazione locale e lavoratori pendolari amhara nel corso del massacro di Mai Kadra del 9 novembre, il primo su vasta scala del conflitto. Nei mesi successivi, le nuove autorità della Zona occidentale del Tigray e le forze speciali ahmara (una forza paramilitare regionale) hanno intrapreso una campagna di pulizia etnica contro le comunità tigrine dell’area”.

Nel comunicato si precisa che, in oltre 15 mesi, i ricercatori di Amnesty e Hrw hanno intervistato più di 400 persone, testimoni e sopravvissuti ahmara e tigrini da remoto e, di persona, tigrini rifugiati in Sudan. Le ricerche sono state corroborate da documentazione medica, atti giudiziari, immagini satellitari, fotografie e filmati.

Sia le forze federali dell’Etiopia che le autorità Ahmara hanno negato le denunce di pulizia etnica nella Zona occidentale del Tigray, hanno precisato le due organizzazioni, che oggi chiedono alle autorità federali e regionali di consentire l’ingresso degli aiuti umanitari, smobilitare e disarmare tutte le milizie e le forze armate presenti nella Zona occidentale del Tigray e rimuovere dall’incarico tutti coloro che sono sospettati di aver commesso gravi crimini.

“Ogni eventuale accordo tra tutte le parti in conflitto dovrà prevedere il dispiegamento urgente di una forza internazionale di peacekeeping, guidata dall’Unione africana e sostenuta dai partner regionali e internazionali dell’Etiopia, per promuovere il rispetto dei diritti umani, consentire l’ingresso degli aiuti umanitari e proteggere le comunità a rischio nel Tigray”, conclude il rapporto.

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