Africa orientale | Le locuste non arrivano sole…

di Enrico Casale
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La Banca mondiale ha appena approvato uno stanziamento di 500 milioni di dollari per combattere le locuste che hanno invaso l’Africa orientale. Dall’inizio dell’anno enormi sciami hanno invaso la regione. Secondo la Fao, almeno 25 milioni di persone in dieci Paesi rischiano di rimanere senza cibo perché gli insetti annientano tutto quello che cresce sul terreno.

Le forti piogge che hanno colpito alla fine del 2018 la Penisola araba hanno favorito la riproduzione delle locuste nel deserto tra Arabia Saudita, Yemen e Oman, riproducendosi e formando sciami enormi. Gli stormi sono poi riusciti a diffondersi in Yemen che, prostrato dalla guerra civile, non è riuscito a far fronte alla forte riproduzione. Dallo Yemen sono poi passate in Africa attraverso il golfo di Aden.

Ma, proprio quando la prima ondata si stava esaurendo, un secondo ciclone ha spazzato la costa meridionale della penisola arabica, innescando nel 2019 una nuova stagione di riproduzione: invece di aumentare di 400 volte, come di consueto, nel giro di un anno le locuste del deserto sono aumentate di 8.000 volte. «Di solito un ciclone porta condizioni favorevoli alla riproduzione delle locuste per circa sei mesi. Poi l’habitat si secca e non è più adatto alla riproduzione, per cui le locuste in parte muoiono e in parte migrano», spiega Keith Cressman, esperto di migrazioni delle locuste per la Fao. Nonostante alcuni progressi nel contrasto agli insetti siano stati fatti, i fondi della Banca mondiale sono importantissimi. Serviranno a finanziare direttamente famiglie, pastori, agricoltori e consentirà loro di acquistare fertilizzanti e sementi e ad allestire meccanismi di monitoraggio e allarme.

La regione si trova in una situazione molto delicata, poiché alle locuste si uniscono altre crisi che rischiano di portare la regione in una catastrofica situazione umanitaria.  In diversi Paesi dell’area, forti piogge hanno causato centinaia di morti, con inondazioni, frane e distruzione di ogni tipo. Il lago Vittoria, ad esempio, ha raggiunto livelli mai visti prima. Il circolo vizioso si sta allargando, poiché le piogge hanno scatenato un’epidemia di colera. In Kenya sono già 500 i malati.

Tutto questo nel contesto di Covid-19, che sta colpendo duramente le fragili economie e ostacolando l’azione umanitaria. Per esempio nel Sud Sudan, dove scontri etnici hanno causato centinaia di morti lo scorso fine settimana, la Croce Rossa afferma che è molto difficile intervenire a causa delle restrizioni imposte dal coronavirus. Ciò significa difficoltà nel trasporto di merci, per i viaggi, ma anche impossibilità di intervenire tempestivamente. Con forti ricadute sulla salute delle persone.

(Enrico Casale)

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