L’opposizione congolese congela le proteste, ma vuole il dialogo

di Tommaso Meo
Delly Sesanga (C64)

Delly Sesanga (C64) chiarisce le ragioni del rinvio della marcia: una pausa tattica per concedere una chance al dialogo nazionale con la mediazione della Chiesa, ma senza rinunciare alla piazza in vista della scadenza del 15 agosto

di Enrico Casale

Il rinvio della manifestazione del 22 luglio non è una resa, né un passo indietro. Per l’opposizione congolese rappresenta piuttosto una pausa tattica, una scommessa sul dialogo prima di tornare, se necessario, alla mobilitazione di piazza. È questo il messaggio lanciato da Delly Sesanga, uno dei principali leader dell’opposizione della Repubblica Democratica del Congo, che ha voluto chiarire la posizione della Coalizione dei capi dell’opposizione (C64) a poche settimane dalla scadenza degli impegni politici del governo fissata per il 15 agosto.

Intervenendo al programma Space X del giornalista Stanis Bujakera, Sesanga ha spiegato che la sospensione della protesta non modifica gli obiettivi politici della coalizione. «Accettando il dialogo non rinunciamo alla lotta», ha affermato, respingendo le interpretazioni che vedono nel rinvio della marcia un segnale di indebolimento del fronte anti-governativo.

Avvocato, deputato nazionale e presidente del partito Envol (Ensemble pour la Volonté de la Nation), Sesanga è stato candidato alle elezioni presidenziali del 2023 e negli ultimi mesi è emerso come una delle voci più autorevoli dell’opposizione. È tra i promotori della C64, una piattaforma che riunisce diversi leader e movimenti politici contrari al presidente Félix Tshisekedi e al progetto di modifica costituzionale e che chiede un dialogo nazionale per affrontare la crisi politica, istituzionale e di sicurezza che attraversa il Paese.

Secondo Sesanga, proprio la pressione esercitata dalla coalizione avrebbe già prodotto un primo risultato. A suo giudizio, infatti, il presidente Tshisekedi avrebbe cambiato atteggiamento nei confronti dell’ipotesi di un confronto politico nazionale. «Tshisekedi ha ceduto», ha dichiarato il leader di Envol, ricordando che la richiesta di un dialogo era stata avanzata da tempo non solo dall’opposizione riunita nella C64, ma anche dall’ex presidente Joseph Kabila e da Corneille Nangaa, ex presidente della Commissione elettorale e oggi figura controversa della crisi congolese.

Per il leader dell’opposizione, la gravità della situazione nell’est del Paese impone un approccio pragmatico. «Come si possono risolvere i problemi della guerra senza discuterne con chi la sta conducendo?», ha chiesto, sostenendo la necessità di coinvolgere tutte le parti interessate nella ricerca di una soluzione al conflitto che da anni destabilizza le province orientali.

Se il dialogo viene accolto con favore, resta però forte la diffidenza nei confronti delle istituzioni. Sesanga ha dichiarato apertamente di non fidarsi di Tshisekedi, pur riconoscendo un ruolo importante ai mediatori religiosi. La Conferenza episcopale nazionale del Congo (Cenco) e la Chiesa di Cristo in Congo (Ecc) vengono considerate dalla C64 interlocutori credibili e capaci di garantire un processo inclusivo. «Non mi fido di Tshisekedi, ma mi fido dei Padri della Chiesa», ha detto Sesanga.

Nel mirino dell’opposizione c’è anche la Corte costituzionale, accusata di essere troppo vicina al potere. Sesanga ha ribadito che la coalizione non ripone alcuna fiducia nell’organo giudiziario e continua a chiedere il rispetto dello Stato di diritto e della legalità da parte di tutti i responsabili istituzionali, dal presidente della Repubblica ai parlamentari.

Durante l’intervista il leader di Envol ha affrontato anche il caso dell’attivista Benjamin Babunga, arrestato in Burundi. Sesanga ha rivelato di aver discusso personalmente della vicenda con il presidente burundese Évariste Ndayishimiye, che avrebbe promesso di esaminare il dossier. L’obiettivo, ha spiegato, è favorire un clima politico meno conflittuale e ottenere la liberazione dell’attivista.

La vera prova arriverà però il 15 agosto. È la data scelta dalla C64 per valutare se gli impegni annunciati dalle autorità si tradurranno in misure concrete. Fino ad allora, l’opposizione congela le proteste e osserva le mosse del governo. Ma il messaggio di Sesanga è chiaro: la tregua non è definitiva e il dialogo, se non porterà risultati tangibili, potrebbe lasciare nuovamente spazio alla mobilitazione nelle strade. Una pausa, dunque, non la fine dello scontro politico che continua a segnare la vita pubblica della Repubblica Democratica del Congo.

La C64, acronimo di Coalizione dei leader dell’opposizione per la difesa della Costituzione, è una piattaforma politica nata nella Repubblica Democratica del Congo nel 2026 per riunire le principali forze di opposizione al presidente Félix Tshisekedi. Il nome richiama l’articolo 64 della Costituzione congolese, che attribuisce ai cittadini il dovere di opporsi a chi esercita il potere in violazione dell’ordine costituzionale. Tra i suoi esponenti più noti figurano Delly Sesanga, Martin Fayulu, Moïse Katumbi, Jean-Marc Kabund e Augustin Matata Ponyo.

La coalizione accusa il governo di voler modificare la Costituzione per rafforzare il controllo sul potere e mettere in discussione il principio dell’alternanza democratica. La C64 si oppone in particolare a qualsiasi riforma che possa incidere sui limiti del mandato presidenziale. Negli ultimi mesi ha organizzato manifestazioni e campagne di mobilitazione politica, chiedendo maggiore rispetto dello Stato di diritto e delle libertà democratiche. La coalizione sostiene inoltre la necessità di un dialogo nazionale inclusivo per affrontare la crisi politica e il conflitto che continua a colpire l’est del Paese. Pur mantenendo una linea critica verso Tshisekedi, la C64 ha accettato di sospendere alcune proteste per favorire il confronto politico. Resta tuttavia pronta a tornare alla mobilitazione se gli impegni assunti dalle autorità non saranno rispettati.

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