di Tommaso Meo
Le parti in conflitto in Sudan potrebbero concordare un cessate il fuoco se si trovassero sotto una maggiore pressione da parte dei loro sostenitori internazionali, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, che hanno appoggiato le Forze di Supporto Rapido (Rsf) a livello politico e presumibilmente anche militare. Lo ha affermato in una nuova pubblicazione lāInternational Crisis Group, un think tank che studia i conflitti globali.
Il gruppo ha auspicato āuno sforzo diplomatico importante, coordinato e di alto livello che coinvolga le potenze esterne che esercitano la maggiore influenza nella regioneā, pur sottolineando che gli sforzi diplomatici finora sono stati sconnessi e fallimentari.
Nel documento pubblicato ieri, Crisis Group ha affermato che gli Emirati āsaranno probabilmente al centro di qualsiasi sforzo volto a convincere Hemedti a optare per la paceā, riferendosi al leader delle Rsf, Mohamed Hamdan Dagalo. Allo stesso modo, la pressione da parte dellāEgitto sarĆ fondamentale per convincere il capo delle forze armate sudanesi, Abdel Fattah al-Burhan, a firmare un accordo.
Il Sudan, sconvolto da una guerra che dura da aprile 2023, è allo stremo, ma un cessate il fuoco sarebbe più vicino di quanto si pensa, continua il Crisis Gruop, a determinate condizioni. Se i principali sostenitori di esercito e paramilitari dovessero spingerli, sollecitati dalle potenze regionali e dagli Stati Uniti, i passi per almeno fermare la spirale discendente da incubo del Sudan potrebbero essere a portata di mano.
LāIcg ha spiegato però che finora il Sudan non ĆØ una prioritĆ di alto livello per gli Stati Uniti, che hanno sƬ sponsorizzato la piattaforma di dialogo di Gedda, ma dopo il suo fallimento la diplomazia Usa non ĆØ riuscita a fare altri passi avanti. āĆ necessaria una diplomazia molto più urgenteā ha suggerito il think tank. āIl collasso del Sudan potrebbe riverberarsi per decenni in tutte le regioni del Sahel, del Corno e del Mar Rosso. La finestra per evitare questo risultato si sta chiudendoā.
Anthony Blinken, il Segretario di Stato americano, ha sollevato la questione del Sudan con il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed al-Nahyan durante un incontro lunedì, secondo il Dipartimento di Stato, ma non sono stati forniti dettagli, né è stata annunciata alcuna posizione congiunta.
Se gli sforzi diplomatici fallissero, secondo lāIcg il Sudan potrebbe āsuperare il punto di non ritorno, lasciando uno stato fallito che potrebbe richiedere decenni per essere riparatoā.



