Per decenni hanno vissuto di pesca sulle rive del lago Kariba, al confine tra Zambia e Zimbabwe. Poi l’arrivo di una società cinese di acquacoltura, l’intervento delle forze di sicurezza e l’espulsione di centinaia di abitanti hanno cambiato per sempre il destino dell’isola di Geremia. A ricostruire la vicenda è un’approfondita inchiesta di Rfi.
Di Céline Nadler
Centinaia di pescatori vivevano pacificamente a Geremia nel lago Kariba, tra Zambia e Zimbabwe fino a tre anni fa, quando una compagnia cinese di acquacoltura ha preso possesso dell’isolotto. Senza indagine né indennizzo, la polizia zambiana ha allora proceduto all’esproprio a danno degli abitanti. La storia delle comunità di pescatori di Geremia la racconta Rfi in un lungo reportage
Da quando è stato creato con la costruzione di una diga idroelettrica nel 1959, il lago Kariba è rinomato per la sua ricca e abbondante biodiversità marina e avifaunistica. Da allora, comunità di pescatori si sono insediate e hanno vissuto in questo scenario idilliaco.
Tutto è cambiato all’inizio del 2023, riporta Rfi, riferendo della violenta espulsione di circa 500 pescatori nel lato zambiano dell’isola di Geremia, nel settore di Siavonga, all’estremo nord del lago, da parte di una trentina di membri armati delle forze di sicurezza zambiane. A seguito dello sfratto, quei pescatori hanno perso i loro mezzi di sussistenza e le perdite subite non sono ancora state risarcite. Una faccenda che non ha ricevuto alcuna attenzione da parte dei media zambiani. Infatti secondo le fonti di Rfi, che hanno richiesto l’anonimato per motivi di sicurezza, il governo avrebbe minacciato di revocare la loro licenza.
Nonostante Rfi non sia riuscita a trovare conferma se il governo avesse segretamente (e illegalmente) venduto i diritti di utilizzo dell’isola, l’emittente ricorda che qualche tempo prima degli sfratti del 2023, intorno al 2018, una società cinese, Zamfresh, era arrivata nella regione per sviluppare un’attività di acquacoltura.
Secondo Rfi, l’azienda cinese Zamfresh è una filiale di Zamgreen Agriculture Limited, una società agricola le cui attività coprono diversi settori, dalla pesca alla semina e alla coltivazione. Zamfresh fa a sua volta parte del Gruppo SunShare, un importante attore globale nel settore dell’energia solare, il quale a maggio ha firmato un accordo di investimento da 246 milioni di dollari con il governo zambiano per lo sviluppo della sua capacità di produzione di elettricità.
In otto anni, Zamfresh è diventata una delle più grandi aziende di pesca dell’Africa meridionale. Nel lago Kariba, nel solo settore di Siavonga, Zamfresh possiede oltre 300 grandi gabbie per l’allevamento ittico, da cui ricava principalmente tilapia fresca di alta qualità. Il pesce viene venduto nei supermercati di tutto lo Zambia e dello Zimbabwe. L’azienda gestisce anche un impianto di lavorazione del pesce e due stabilimenti per la produzione di mangimi per animali. Zamfresh punta inoltre ad aumentare la produzione di pesce fresco ed esportare prodotti come pesce essiccato e filetti di pesce negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Per raggiungere questo obiettivo, sta acquisendo l’intero stock ittico del lago Kariba.
Eppure poco dopo il suo arrivo nel 2018, l’azienda si è trovata coinvolta in diversi scandali in Zambia. Fin dall’inizio della pandemia di Covid-19 nel Paese, è stata accusata di non rispettare le normative sanitarie vigenti, secondo un rapporto del 2021 del Center for Human Rights and Business. Sempre nel 2021, consapevoli delle condizioni di lavoro dei dipendenti zambiani dell’azienda cinese, una squadra congiunta di rappresentanti del governo e dell’agenzia sanitaria nazionale ha ispezionato l’allevamento ittico. In poche settimane, l’inchiesta ha portato alla chiusura di Zamfresh per scarsa igiene, dormitori per i lavoratori sovraffollati e inquinamento ambientale. Ma si è trattato di una chiusura temporanea, poiché l’azienda è intanto riuscita a riprendere le attività. Mentre ai pescatori nati e cresciuti a Geremia, non è rimasto nulla.



