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Edizione del 28/06/2026

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Rivista Africa
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Tag:

moda

    MIGRAZIONI e DIASPORE

    Ikire Jones, l’alta moda incontra i migranti

    di Stefania Ragusa 23 Novembre 2018
    Scritto da Stefania Ragusa

    Il giovane uomo che vedete nella foto d’apertura, bello ed elegante, si chiama Ousmane  Pa Manneh, vive in Italia, viene dal Gambia e di mestiere non fa il modello. E’ un richiedente asilo. Walé Oyéjidé, fondatore e ideatore del brand di moda maschile Ikire Jones, lo ha scelto insieme ad altri migranti per mettere fotograficamente in scena la sua ultima collezione. E come location ha voluto le architetture barocche e rinascimentali di Venezia, Roma e Firenze.
    «Questa collezione si intitola After Migration», spiega. «E’ incominciata negli Stati Uniti ma vuole toccare idealmente tutto il mondo, raccontando le storie di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. La prima tappa all’estero è stata l’Italia. Ci è sembrato naturale chiedere ai protagonisti  di  queste storie di indossare gli abiti. Li abbiamo pagati come avremmo fatto con dei professionisti. Il risultato dimostra che la distinzione tra un migrante e un modello professionista non ha un fondamento per così dire “ontologico”. Se un migrante può “funzionare” come modello di fascia alta, può ragionevolmente contribuire a ogni segmento della nostra società. A condizione, ovviamente, che gliene si dia l’opportunità».
    I modelli hanno un nome, una storia, delle cose da dire. Ousmane Pa Manneh, per esempio, si lascia andare a una riflessione lucida e amara: ««Non importa quanto splendidamente siamo vestiti, siamo considerati una minaccia. Questo è il modo in cui alcuni di loro ci vedranno sempre». Loro siamo ovviamente noi: gli italiani bianchi ospitanti.

    Gitteh

    Gitteh invece è originario della Guinea ed è arrivato col barcone, attraverso un viaggio terribile. E per esorcizzare ricordi e dolori,  parla volentieri dei suoi piatti preferiti e della cucina guineana. Perché il cibo può essere un ponte tra i luoghi e tra passato e presente.

    Prima di scegliere la moda, Walé Oyéjidé – origini nigeriane e passaporto americano – è stato cantante afrobeat e avvocato. Il passaggio è avvenuto sotto il segno della cultura e dell’impegno: «Il design per me è un mezzo per dare forma e spessore alle storie di forza, perseveranza e bellezza della diaspora africana». Rispetto all’Italia dice: «Come visitatore occasionale, non sono nella condizione di valutare se il razzismo stia aumentando. Ma so con certezza che ci sono sempre stati, e probabilmente ci saranno sempre, segmenti di popolazione molto ignoranti. Il problema può essere affrontato in vari modi. Da artista e narratore, io ho scelto di farlo attraverso le storie sfumate di chi arriva in questa nazione così densa di fascino e heritage. I nostri outfit possono diventare una lente attraverso cui guardare i migranti e finalmente umanizzarli agli occhi di chi non sa cogliere il loro valore e il loro potenziale».

    Come si diceva, After Migration è un progetto itinerante. In programma c’è ancora un’altra tappa italiana. «La prossima primavera saremo in Sicilia e, in quell’occasione, fotograferemo insieme migranti e autoctoni. Siamo determinati a raccontare storie di speranza e mixité, per sostituire quelle tragiche che continuano a raccontarci».

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    23 Novembre 2018 0 commentI
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