African Print Fashion Now!

di Matteo Merletto

Negli ultimi anni è cresciuta tantissimo l’attenzione rivolta alla moda africana. Sono stati pubblicati numerosi volumi e sono state organizzate anche varie mostre. Una in corso e assai interessante è African Print Fashion Now!, voluta dal Flower Museum at Ucla di Los Angeles, attualmente in tournée per gli Stati Uniti (fino al 12 agosto sarà al Memphis Brooks Museum of Art). Questo progetto, oltre ad avere coinvolto i maggiori studiosi internazionali del fenomeno, in molti casi africani, ha un impianto analitico molto accurato.

In una prima parte tratta il tema dei tessuti stampati africani, le loro origini, le trasformazioni, la loro semantica. Quindi passa a considerare le loro trasformazioni contemporanee, frutto di contaminazioni e sperimentazioni, toccando “storie” di tutto il continente, dai patchwork ghanesi agli stili moderni dello Zambia, senza tralasciare le novità introdotte dalle fashion week. Infine, rivolge lo sguardo al futuro, tenendo conto delle pressioni del mercato e del fashion system internazionale, delle nuove tecnologie e della dimensione multiculturale che interessa anche il gusto e l’estetica afro.

Unico neo: nell’intero percorso si parla tanto di wax (ossia delle stampe a cera diffuse in Africa e di fatto importate dall’estero) e si trascurano le altre stoffe africane (il bogolan, per citarne una) che, in realtà, sono ugualmente partecipi di questa renaissance. La ragione dell’omissione? Lo sponsor. A supportare la mostra è Vlisco, il colosso olandese che è il principale produttore mondiale di wax, si sente insidiato dalla concorrenza cinese e vuole ovviamente i riflettori tutti per sé.

(Stefania Ragusa)

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