Somalia, un morto nelle proteste contro il governo a Mogadiscio

di Tommaso Meo
Hassan Sheikh Mohamud

Una persona è morta e diverse altre sono rimaste ferite ieri a Mogadiscio, in Somalia, dopo che le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro manifestanti anti-governativi nel distretto di Daynile, secondo quanto riferito dagli organizzatori della protesta e dalla polizia locale.

Le manifestazioni fanno parte di una mobilitazione promossa dal Consiglio per il futuro della Somalia (Somali Future Council) e da figure di spicco dell’opposizione, tra cui l’ex presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmed e l’ex primo ministro Hassan Ali Khaire.

Khaire, ripreso dai media locali, ha accusato le forze governative di aver sparato contro i dimostranti, uccidendo una persona e ferendone altre. Il comandante della polizia regionale del Banadir, Mahdi Omar Mumin, ha confermato il decesso di un manifestante, spiegando che la vittima è stata colpita dalle forze di sicurezza durante un raduno non autorizzato.

Queste proteste rappresentano la più grave escalation finora registrata nella campagna dell’opposizione contro il presidente Hassan Sheikh Mohamud, il cui mandato quadriennale scadrà il 15 maggio. I leader dell’opposizione hanno convocato la mobilitazione in solidarietà verso gli abitanti sfollati a seguito delle demolizioni condotte dalle autorità a Mogadiscio su terreni statali occupati informalmente dopo il collasso del governo centrale somalo nel 1991.

L’amministrazione regionale del Banadir ha sospeso questa settimana la politica di demolizioni, ma il Consiglio per il futuro della Somalia continua ad accusare il governo di sfratti forzati illegali e appropriazione di terreni nella capitale. I manifestanti, che esponevano cartelli contro gli sfratti, chiedevano il ritorno delle famiglie colpite dalle demolizioni nelle proprie abitazioni.

Le autorità hanno dispiegato veicoli blindati, camion militari e barricate sulle principali arterie della città, bloccando in particolare le strade verso il monumento Daljirka Dahson, gli stadi principali e la residenza di Sheikh Sharif Sheikh Ahmed. Le misure puntavano a impedire ai manifestanti di raggiungere lo stadio Engineer Yarisow, indicato dal governo come sede ufficiale delle proteste sui contenziosi legati alla terra.

Le proteste coincidono con l’apertura del forum di dialogo nazionale convocato dal presidente. Il ministero dell’Informazione, della Cultura e del Turismo aveva dichiarato in precedenza che le manifestazioni pacifiche costituiscono «un diritto democratico legittimo».

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