Sudan, il rischio di una guerra tutti contro tutti

di Valentina Milani

Di Maria Scaffidi

La storia moderna del Sudan è un ciclo di continui stravolgimenti. Ogni volta che il governo sudanese combatte una guerra e ha la meglio, ha l’opportunità di fermare le operazioni e offrire un compromesso politico. Non coglie questa opportunità: vuole ottenere una vittoria completa che però è sempre sfuggente. E’ questo il pensiero di Alex De Waal, direttore esecutivo del World Peace Foundation e tra gli esperti più noti di Sudan.

Ripercorrendo le tappe del conflitto in corso e facendo parallelismi con il passato De Waal, in una sua analisi, prova anche a scandagliare quelle che potrebbero essere le possibili evoluzioni.

Attualmente, scrive, il conflitto è una guerra tra due parti facilmente identificabili e in lotta per il potere dello Stato. “Finché rimane tale, ha le migliori possibilità di risoluzione attraverso il formato standard del cessate il fuoco e del dialogo politico. Se la guerra continuerà, diventerà un gioco a due livelli, in cui i principali protagonisti contratteranno anche con i loro subordinati, clienti e alleati minori. A tempo debito, con l’ingresso nel mercato di nuovi imprenditori politico-militari, potrebbe diventare una guerra “hobbesiana” di tutti contro tutti”.

Al momento, secondo De Waal, il conflitto visibile è determinato da una serie di battaglie per le posizioni chiave. Il generale Abdel Fattah Al-Burhan e le Forze armate sudanesi hanno vantaggi a breve termine, ma nulla è scritto, perché i rivali appaiono più compatti attorno al loro leader.

Il conflitto meno visibile, sostiene l’analista, è quello che riguarda le risorse economiche: ciascuna parte cercherà di tagliare i fondi dell’altra e di assicurarsi ulteriori risorse. Il controllo dei fondi non sarà meno decisivo del campo di battaglia. Al-Burhan si muoverà contro i beni commerciali e finanziari delle Forze di supporto rapido (Rsf) di Mohamed Hamdan Dagalo cercando di prendere il controllo delle miniere d’oro e delle vie di contrabbando. Le Rsf proveranno a loro volta a interrompere le principali arterie di trasporto, compresa la strada che collega Port Sudan a Khartoum.

Il comando e il controllo potrebbero non rimanere unificati a lungo. Le risorse materiali e organizzative necessarie per sostenere un intenso sforzo bellico si esauriranno rapidamente. La fase attuale potrebbe essere sostenuta per alcuni mesi, ma probabilmente si trasformerà in un conflitto meno intenso ma più diffuso, con parti frammentate che si contendono il controllo di diverse località, molte delle quali cambiano schieramento o agiranno in modo opportunistico. Secondo De Waal, se la guerra continuerà, emergeranno milizie rurali locali e ci saranno comitati di resistenza urbana che potrebbero prendere le armi.

È probabile che emergano anche fattori etnici. Finora, la divisione è stata regionale piuttosto che etnica, ma questo potrebbe cambiare. Tra gli elementi che potrebbero determinare il cambiamento vi sono la frammentazione del conflitto combinata con massacri o sfollamenti su base etnica e la costruzione di alleanze locali. Ci sono già segni di un’esplosione in Darfur. Ma secondo De Waal potremmo assistere anche a forme di pulizia etnica nei quartieri di Khartoum e di altre città.

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