Sud Sudan, uno spiraglio di pace

di Enrico Casale
sud-sudan

Si apre uno spiraglio di pace nella travagliata guerra civile in Sud Sudan che ha ucciso centinaia di migliaia di persone, fatto fuggire un terzo della popolazione dalle proprie abitazioni e distrutto l’economia. Da ieri, il presidente Salva Kiir e il leader dei ribelli Riek Machar stanno portando avanti colloqui serrati per cercare di attuare l’accordo di pace firmato lo scorso anno.

L’attuazione dell’intesa, che richiede un governo di unità, è stato ritardata perché il governo afferma di non avere abbastanza soldi per finanziare il disarmo e l’integrazione di tutte le fazioni armate. «L’incontro mira a discutere le questioni in sospeso relative all’attuazione dell’intesa con il presidente Kiir e altri capi delle parti dell’accordo – ha dichiarato il direttore delle informazioni di Machar, Puok Both Baluang -. Sarà una visita di due giorni». «La nazione si aspetta che Machar si confronti con Kiir per discutere di tutte le questioni dell’accordo di pace e di cosa fare in futuro», ha detto il portavoce del governo Michael Makuei all’Afp.

Kiir non si vede con Machar dall’incontro in Vaticano lo scorso aprile. In quell’occasione, papa Francesco si era chinato a baciare i piedi dei due uomini accusati di crimini di guerra chiedendo loro la disponibilità a far cessare gli scontri.

Il Sudan del Sud si è separato dal Sudan nel 2011 dopo decenni di guerra. Solo due anni dopo è precipitato in  conflitto civile senza fine dopo che Kiir ha licenziato Machar come vicepresidente. Le truppe fedeli agli uomini politici si sono scontrate nella capitale e, successivamente, le tensioni si sono diffuse in tutto lo Stato. Milioni di persone sono fuggire dalle proprie abitazioni e migliaia sono state uccise. L’economia del Paese è collassata anche perché una parte importante dei pozzi di petrolio (principale fonte di ricchezza) sono stati chiusi.

Per porre fine al conflitto, le parti hanno firmato un accordo di pace nel settembre 2018, sotto la pressione delle organizzazioni internazionali e regionali. Machar, che vive a Khartoum, è tornato a Juba solo una volta, nell’ottobre dello stesso anno, per celebrare l’intesa. Una disposizione chiave dell’accordo prevede l’integrazione degli ex ribelli nell’esercito. Ma non è ancora avvenuto. Il costo di queste misure potrebbe toccare i 285 milioni di dollari, ma finora sono stati stanziati dalla comunità internazionale solo 10 milioni.

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