Cala il numero dei profughi ma in Africa resta l’emergenza

di Tommaso Meo
rifugiati

di Michele Vollaro

Il rapporto Unhcr registra un calo globale del 4% alla fine del 2025 grazie ai rientri in Sudan e Repubblica Democratica del Congo. Dietro i dati positivi, tuttavia, si nasconde la complessa realtà africana, segnata da instabilità persistente, ritorni forzati e un esilio che dura in media quindici anni

Per la prima volta in dieci anni, alla fine del 2025 il numero delle persone costrette alla fuga a livello globale è diminuito, scendendo a 117,8 milioni di individui, con un calo del quattro per cento rispetto all’anno precedente. Una tendenza segnalata dall’ultimo rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) diffuso in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra il 20 giugno per commemorare l’approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Secondo l’Unhcr, questo andamento riflette il forte incremento dei rientri di profughi e sfollati in alcune delle maggiori crisi mondiali, tra le quali figurano il Sudan e la Repubblica Democratica del Congo. I dati africani mostrano tuttavia una realtà complessa e ambivalente, dove la diminuzione numerica degli sfollati non coincide necessariamente con un reale miglioramento delle condizioni di sicurezza o con la risoluzione delle tensioni geopolitiche.

Il continente africano rimane infatti pesantemente interessato dal fenomeno: la regione dell’Africa orientale e meridionale ospita 22,7 milioni di sfollati, seguita dall’Africa occidentale e centrale con 16,4 milioni di persone. Inoltre, a garantire l’asilo a oltre un quarto dei rifugiati globali, ovvero 9,4 milioni di persone, sono gli gli Stati meno sviluppati del mondo, tra i quali figurano Uganda, Ciad, Sudan e Repubblica Democratica del Congo.

Il Sudan si conferma la più grave crisi di sfollamento interno del pianeta, con 9,1 milioni di persone che sono rimaste all’interno dei confini nazionali alla fine del 2025. Nonostante l’intensificarsi dei combattimenti in alcune aree come il Nord Darfur, che hanno causato 492.400 nuovi profughi, ben 2,9 milioni di sfollati sono ritornati nei luoghi d’origine, in particolare nelle regioni orientali e a Khartoum. Nel corso dell’anno, ulteriori 952.700 persone sono fuggite all’estero, portando la popolazione complessiva dei rifugiati sudanesi a 2,8 milioni. I flussi si sono diretti principalmente verso i Paesi confinanti: il Ciad accoglie 1,3 milioni di sudanesi, il Sud Sudan ne ospita 571.100 e la Libia 551.700, mentre quote minori si trovano in Etiopia e in Uganda. Le stime per i primi mesi del 2026 indicano una tendenza al calo della crisi interna, con una riduzione di circa 200.000 sfollati in territorio sudanese.

Anche la Repubblica Democratica del Congo ha vissuto dinamiche complesse, con 3,9 milioni di nuovi sfollati interni provocati dal deterioramento della sicurezza nelle province orientali. Il totale delle persone costrette alla fuga all’interno dello Paese è tuttavia sceso a 5,7 milioni grazie al rientro di 3,6 milioni di individui, spesso avvenuto in modo involontario a causa della chiusura forzata degli insediamenti decisa dalle autorità di fatto attorno a Goma e Nyiragongo. Nello stesso periodo, la Repubblica Democratica del Congo ha accolto 99.400 richiedenti asilo, prevalentemente dalla Repubblica Centrafricana e dal Sud Sudan, mentre 136.500 congolesi sono fuggiti verso le nazioni vicine come l’Uganda e il Burundi. Per quanto riguarda il Sud Sudan, il numero totale di rifugiati nel mondo è salito a 2.4 milioni, con 232.800 nuove fughe oltre confine registrate nel 2025, mentre gli sfollati interni sono rimasti 1,3 milioni in un contesto aggravato da alluvioni e tensioni politiche.

Nella regione del Sahel centrale, l’instabilità e la violenza hanno spinto 465.800 persone da Burkina Faso, Mali e Niger a cercare protezione internazionale nel 2025, un incremento dell’86% rispetto all’anno precedente. I cittadini maliani costretti a fuggire sono stati 177.200, trovando asilo soprattutto in Mauritania, mentre il Mali ha accolto 106.400 profughi dal Burkina Faso. La Costa d’Avorio ha invece concesso la protezione di gruppo a 72.100 persone arrivate dal Sahel.

Oltre alle emergenze immediate, uno studio del sistema di monitoraggio dell’Unhcr focalizzato sull’Africa orientale e meridionale ha messo in evidenza la natura a lungo termine dell’asilo, rivelando che il tempo mediano trascorso in questa condizione è di circa 15 anni e mezzo. I bambini registrati prima dei cinque anni di età trascorrono l’intera infanzia nel sistema di accoglienza, mentre i nuclei familiari con cinque o più membri rimangono in esilio per quasi 19 anni, mostrando chiaramente come la pianificazione dei servizi e dei diritti socioeconomici richieda investimenti strutturali che superino la logica della prima emergenza.

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