Gianfranco Belgrano | La storia dell’imbianchina Mekia

di Enrico Casale
etiopia

Attraverso la formazione, in collaborazione con diverse realtà locali, il progetto SInce ha l’obiettivo di creare lavoro e sviluppo economico, con un’attenzione particolare a donne e giovani che vivono in quelle aree in cui maggiore è l’incidenza dei flussi migratori

Li incontro in uno dei nuovi quartieri di Addis Abeba, città che, come molte altre in Africa, sta crescendo a un ritmo molto rapido inglobando in continuazione chi arriva dalle campagne in cerca di migliori opportunità. Sono un gruppo di imbianchini che hanno la particolarità di aver imparato il loro mestiere grazie a un progetto di cooperazione delegata affidato all’Italia dall’Unione Europea. Il progetto si chiama Since, acronimo per Stemming Irregular Migration in Northern and Central Ethiopia.

L’obiettivo è quello di formare giovani e soprattutto donne che vivono in contesti ad alto tasso migratorio. Since ha poi la particolarità di essere il primo progetto in assoluto del Trust Fund dell’Unione Europea lanciato al vertice della Valletta nel novembre del 2015 per affrontare le cause profonde delle migrazioni in Africa.

Tra questi imbianchini spicca Mekia, unica donna armata di spatola e altri attrezzi del mestiere. Mekia non sembra certo intimorita, anzi, sembra essere lei la leader della squadra di lavoro. Una scena non insolita in Etiopia, dove le donne stanno sbracciando per ritagliarsi un posto di rilievo nella società, spesso riuscendoci.

«Il progetto – racconta Pierpaolo Bergamini, coordinatore dell’iniziativa che fa capo all’Ambasciata italiana ad Addis Abeba – attraverso la formazione e in collaborazione con diverse realtà locali ha l’obiettivo di creare lavoro e sviluppo economico, con un’attenzione particolare a donne e giovani che vivono in quelle aree in cui maggiore è l’incidenza dei flussi migratori».

È questo appunto il caso di Mekia. Lei, 30 anni, separata con una bambina a carico e una storia di migrazione e ritorno in Arabia Saudita, è tra chi ha beneficiato del progetto, intraprendendo prima un periodo di formazione di tre mesi, poi un periodo di apprendistato presso un’azienda che ha in seguito assunto lei e altri quattro giovani per lavorare alla costruzione di un edificio di diversi piani ad Addis Abeba. Mekia e i suoi colleghi provengono da Kebele 6, un quartiere della capitale etiopica che rientra nella categoria delle aree a maggiore incidenza migratoria.

Rispetto a dinamiche demografiche imponenti che vedono l’Etiopia come il secondo più popoloso Paese d’Africa con oltre 100 milioni di abitanti e a un processo di urbanizzazione che porterà a un incremento degli abitanti nelle grandi città, il tema della creazione di impiego in Etiopia è di vitale importanza per la sua tenuta sociale ed economica.

D’altra parte basta poco per rendersene conto. Da quando il primo ministro Abiy Ahmed è arrivato al potere, nel 2018, grandi e significativi sviluppi sul fronte interno e regionale – apertura alle opposizioni, avvio di riforme economiche, pace con l’Eritrea – hanno fatto il paio con criticità che tuttora possono mettere a rischio la stabilità del Paese. Una prova di questa lettura arriva dagli eventi di cronaca di giugno, cioè l’uccisione del capo dell’esercito, il generale Seare Mekonnen, e del presidente della regione Amhara, Ambachew Mekonnen, freddato nel corso di una riunione a Bahir Dar.

Fatti che hanno seguito solo di poche ore una missione di sistema italiana, guidata dalla viceministra degli Affari esteri, Emanuela Del Re. Nei suoi incontri ad Addis Abeba, la viceministra aveva più volte dato merito ad Abiy dei progressi fatti, e nel corso di un’intervista rilasciata a InfoAfrica/Africa e Affari aveva sottolineato l’ambizione dell’Etiopia di non pensare soltanto a sé stessa, «ma di rendersi conto che senza interconnessioni sane, serene, e naturalmente senza un contorno di Paesi che si trovano in uno stato di stabilità e appunto di crescita e sviluppo, non si può assolutamente pensare a un futuro che possa essere veramente sostenibile».

Interconnessioni e collaborazioni internazionali alla pari possono essere una risposta alle esigenze di un grande Paese come l’Etiopia. La cosa da non dimenticare è che dietro ogni volto, a fronte di ogni posto di lavoro creato o perso, c’è una persona, un nome, una Mekia.  Mekia e i suoi compagni di lavoro ci stanno provando. Una goccia in mezzo a un mare di umanità che cresce cercando di superare ostacoli a volte abnormi, che forse risultano non chiaramente comprensibili in Italia.


Gianfranco BelgranoNato a Palermo nel 1973, Gianfranco Belgrano è un giornalista professionista e si occupa soprattutto di esteri con una predilezione per l’Africa e il Medio Oriente. È direttore editoriale del mensile Africa e Affari, dell’agenzia di stampa InfoAfrica e di tutti gli altri media di Internationalia. Ha lavorato con varie testate (tra cui L’Ora ed EPolis) e si è avvicinato all’Africa con l’agenzia di stampa Misna, che ha lasciato nel 2013 per fondare con l’amico e collega Massimo Zaurrini il gruppo editoriale Internationalia.

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