Fabrizio Floris | Ma Naomi non lo sa

di Pier Maria Mazzola

«La buona notizia è che in una grande capitale l’esame si può fare, ma solo in un ospedale privato, al costo di…». Una riflessione amara, ma non del tutto, a partire da una piccola storia come tante.

Se vivi a Bologna e hai un problema alla colonna vertebrale, puoi andare all’Ospedale Rizzoli dal bravissimo dottor Alessandro Gasbarrini, che gratuitamente può, con metodi di avanguardia, curare e sostituire le vertebre.

Se vivi a Nairobi, puoi andare dall’altrettanto bravissimo Gianfranco Morino, che lavora al Neema Hospital per curare mamme e bambini delle aree periferiche della città. Il Neema, pur essendo un ospedale eccellente, non ha la possibilità di acquistare certi macchinari costosi, come quelli per la risonanza magnetica.

Naomi ha vent’anni e proviene dal quartiere di Kariobangi. Ha sempre goduto di buona salute, studia con profitto e aiuta la mamma nella piccola sartoria. Ha iniziato ad avere dei dolori alla schiena e in poco tempo non è più riuscita a camminare. Avrebbe bisogno di una risonanza magnetica per capire se ci sia una patologia a carico del midollo spinale, perché dai raggi ed esami del sangue non emergono problemi particolari. La buona notizia è che in una grande capitale l’esame si può fare, ma solo in un ospedale privato, al costo di 35.000 scellini (circa 300 euro: più o meno tre mesi di lavoro). La famiglia di Naomi non ha la possibilità di pagare l’esame e quindi una cura non è possibile.

È una storia comune a tanti Paesi del mondo (quindi a tante persone), dove la salute non è una questione di diritti ma di costi, i quali palesano il prezzo di un’ingiustizia. Vorrei dire a qualcuno v*********, ma lo dico a me stesso perché non ho lavorato per creare un mondo più giusto. Anzi, Naomi, fammi un favore: la prossima volta che ci vediamo mandami tu a f******.

Mentre penso a queste cose mi viene incontro Paolo dell’associazione Pole Pole di Torino: «Ci siamo noi, tranquillo, c’è la cooperazione, il mezzo che rende il mondo più giusto. Dove non ci sono i governi ci siamo noi». La cooperazione è questo: dare agli altri quello che vorresti per i tuoi figli. Sta qui la differenza tra un Paese adulto e uno narcisista. Ma tutto questo Naomi ancora non lo sa.


Fabrizio Floris, una laurea in Economia e un dottorato di ricerca in Sociologia dei fenomeni territoriali e internazionali, è membro della cooperativa “Labins, laboratorio di innovazione sociale”. Ha insegnato Antropologia economica presso l’Università di Torino e ha svolto altri insegnamenti. Suo principale campo d’interesse sono gli insediamenti informali, in Italia come in Africa. Scrive per Il manifestoNigrizia e altre testate. Tra i suoi libri: Periferie esistenziali (Robin, 2018), Eccessi di città. Baraccopoli, campi profughi e periferie psichedeliche (Paoline, 2007), Baracche e burattini? La città-slum di Korogocho in Kenya (L’Harmattan Italia, 2003).

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