L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo, ormai la più letale mai registrata nel Paese con 2.325 decessi al 15 agosto, è stata affrontata durante il vertice della Sadc (la comunità dei Paesi dell’Africa australe) in corso da ieri a Durban, Sudafrica. Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha chiesto una risposta regionale immediata e coordinata per fermare l’avanzata del contagio.
Nella sua veste di referente dell’Unione africana per la preparazione, prevenzione e risposta alle pandemie, Ramaphosa ha espresso profonda preoccupazione per la diffusione dell’infezione provocata dal ceppo Bundibugyo. Il virus continua a espandersi nelle province di Ituri, Nord-Kivu, Sud-Kivu, Haut-Uele, Bas-Uele e Tshopo.
«Dietro ogni cifra c’è una vita umana, una famiglia in lutto, una comunità preoccupata e un operatore sanitario che mette a rischio la propria vita per salvare quella degli altri», ha dichiarato Ramaphosa. Il leader africano ha poi lanciato un appello per un cessate il fuoco umanitario immediato nelle zone di conflitto dell’est congolese, sollecitando al contempo un accesso sicuro per il personale medico e la tutela delle strutture sanitarie.
Ramaphosa ha elogiato la gestione del governo di Kinshasa, sostenuto dai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc, Africa Centres for Disease Control and Prevention) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Il presidente ha inoltre invitato la comunità internazionale e i governi della regione a non adottare restrizioni indiscriminate ai viaggi e al commercio nei confronti del Paese colpito. Tali misure, ha spiegato il capo di Stato, non sono supportate da dati di salute pubblica, danneggiano le economie locali e rischiano di favorire gli spostamenti attraverso valichi di frontiera non controllati, rendendo ancora più complesso il contenimento del contagio.
L’emergenza nella Repubblica Democratica del Congo resta critica, soprattutto nella provincia dell’Ituri dove gli interventi hanno subito rallentamenti a causa di uno sciopero degli operatori sanitari a Bunia, che denunciano ritardi nell’erogazione delle indennità e precarie condizioni lavorative. Le autorità governative hanno riconosciuto i ritardi, annunciando l’avvio della digitalizzazione dei pagamenti. A questo quadro si sommano l’insicurezza cronica nell’est e gli attacchi ai centri medici, fattori che ostacolano il tracciamento dei contatti e la cura dei malati.



