Il governo della Costa d’Avorio scioglie la commissione elettorale

di Tommaso Meo

Il governo della Costa d’Avorio ha annunciato lo scioglimento ufficiale della Commissione elettorale indipendente (Cei) che per 25 anni ha gestito i processi democratici nel Paese. La decisione, ratificata durante la riunione di gabinetto di ieri, è la risposta alle crescenti critiche di parzialità sollevate dalla classe politica e dalle opposizioni. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Comunicazione e portavoce del governo, Amadou Coulibaly, l’obiettivo di questa mossa è garantire l’organizzazione di elezioni pacifiche attraverso un nuovo meccanismo di gestione che possa rassicurare pienamente gli attori politici e l’intera popolazione.

Fondata nel 2001 per rafforzare la fiducia nelle urne, la Cei era finita da tempo nel mirino dei partiti, che ne contestavano la composizione e le modalità di preparazione delle liste elettorali. Recentemente, formazioni di rilievo come il Partito dei popoli africani-Costa d’Avorio e il Partito democratico della Costa d’Avorio avevano sospeso la propria partecipazione ai lavori dell’organismo, accusandolo di non essere più un arbitro neutrale. Sebbene l’esecutivo non abbia ancora fornito dettagli tecnici sulla struttura che andrà a sostituire la vecchia commissione, il ministro Coulibaly ha sottolineato che questo scioglimento apre la strada a un’era di maggiore trasparenza e stabilità nel lungo periodo.

Negli ambienti politici ivoriani la notizia è stata accolta da un cauto ottimismo, come dimostrato dalle parole di Jean-Gervais Tcheïdé, vice portavoce del Ppa-ci, la forza politica guidata dall’ex presidente Laurent Gbagbo. L’esponente dell’opposizione ha definito la scelta un’opportunità preziosa per ripartire da zero e rilanciare un dialogo nazionale costruttivo, necessario per concordare i poteri e le funzioni di un futuro organismo che dovrà agire come un vero e proprio garante della democrazia.

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