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QUADERNI AFRICANI

Blog a cura di Amistades – www.amistades.info

    QUADERNI AFRICANI

    Quali conseguenze dopo l’uscita dall’Ecowas dell’Alleanza degli Stati del Sahel?

    di claudia 30 Marzo 2024
    Scritto da claudia

    di Elisa Chiara – Centro studi AMIStaDeS APS

    Sono ormai trascorsi due mesi da quando, il 28 gennaio, i tre capi di stato dei paesi facenti parte dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), Burkina Faso, Niger e Mali, hanno comunicato la loro “irrevocabile decisione” di uscire dalll’Ecowas (la Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest). Lo slogan comune dei militari golpisti, Goita, Traoré e Tchiani, è chiudere definitivamente le porte a un’istituzione che, a detta loro, è totalmente controllata da stati-marionette della Francia (primi fra tutti la Costa d’Avorio).

    Qualche mese prima, le questioni di rompere ogni retaggio neocoloniale e assicurare una difesa territoriale efficace contro il terrorismo erano diventate alquanto urgenti, dopo che l’Ecowas aveva minacciato di intervenire militarmente in Niger a seguito di un colpo di stato che potremmo definire inaspettato. Il Niger si è visto tagliato fuori dai circuiti economici nazionali e internazionali con pesanti sanzioni, all’immagine di quanto precedentemente accaduto a Mali e Burkina Faso. Nessuno è (ancora) intervenuto militarmente in Niger, ma la sola minaccia non è piaciuta ai putschisti che, prima con la creazione dell’AES e poi con la decisione di abbandonare l’Ecowas, stanno dando un chiaro segnale di scissione.

    Benché i tre golpisti abbiano un anno di tempo per ritornare sui loro passi e revocare l’uscita dall’Ecowas, questa Sahel Exit darà indubbiamente del filo da torcere agli equilibri geopolitici locali e internazionali, oltre a produrre degli effetti considerevoli sui diritti dei suoi cittadini, primi fra tutti la libera circolazione delle persone e delle merci, in quest’ampia zona che è da sempre sede di movimenti umani e di floridi scambi commerciali.

    Quest’uscita potrebbe anche essere di ispirazione per altri stati, come la Guinea, altro paese vittima di un colpo di stato, che sembra però adottare una posizione ambigua, sostenendo da una parte i paesi dell’AES ma rimanendo sempre ancorata all’Ecowas, da cui però è ancora sospesa.

    Integrazione umana ed economica per più 400 milioni di persone

    L’Ecowas (Cedeao in francese) è stata creata nel 1975 con lo scopo di rafforzare la cooperazione e l’integrazione economica, politica, monetaria e linguistica fra 15 stati dell’Africa occidentale, di cui 8 francofoni (Senegal, Guinea, Costa d’Avorio, Togo, Benin, Niger, Mali e Burkina Faso), 5 anglofoni (Gambia, Sierra Leone, Liberia, Ghana e Nigeria) e due lusofoni (Capo Verde e Guinea Bissau).

    Gli stati membri dell’Ecowas rappresentano una superficie di 6 milioni di chilometri quadrati, per una popolazione di più di 400 milioni di abitanti. Si stima che la popolazione dell’Ecowas subirà un incremento del 75% nel prossimo quarto di secolo, per diventare di 765.1 milioni di abitanti nel 2043 (Enoch Randy Aikins (2024) reperito all’indirizzo https://futures.issafrica.org/geographic/recs/ecowas/).

    Mali, Burkina Faso e Niger sono anche membri, insieme a Benin, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Senegal e Togo, dell’Uemoa (l’Unione Economica e Monetaria dell’Africa dell’Ovest) un’unione doganale e monetaria che ha lo scopo di garantire una maggiore competitività economica dei paesi membri, attraverso la creazione di un mercato comune e l’armonizzazione delle politiche fiscali. Proprio grazie all’Uemoa si realizza fra gli stati membri la libera circolazione dei beni, che consente a merci e prodotti di attraversare le frontiere senza l’assoggettamento alla fiscalità ordinaria dei prodotti stranieri (come i diritti di dogana e le tasse). Essere membri dell’Uemoa significa anche utilizzare il franco CFA come moneta comune. Nonostante gli stati dell’AES non abbiano disposto l’uscita dalla zona Uemoa, si sono pronunciati sull’eventualità di abbandonare il franco CFA per creare una moneta ad hoc, ma il progetto sembra ancora in stand-by. Un’uscita dall’Uemoa e dalla zona franco CFA potrebbe pesare, considerando che i tre paesi dell’AES costituiscono circa il 15% della popolazione e il 10 % del PIL della zona Ecowas.

    Essere cittadini Ecowas significa, come per noi cittadini europei, godere di importanti vantaggi all’interno degli stati membri, quali il diritto di ingresso e soggiorno per non più di 90 giorni senza permesso di soggiorno e visto (l’equivalente di un visto turistico nella zona Schengen), il diritto di residenza e il diritto di stabilimento, cioè di installarsi a lungo termine in uno stato membro per accedere ad attività economiche autonome (come la libera professione) e di costituire e gestire delle imprese commerciali.

    Considerate queste premesse, la perdita di tre stati così importanti avrà delle considerevoli ripercussioni pratiche anche sulle diaspore e sulle attività economiche nella zona Ecowas. Ad esempio, dopo il Sudafrica il secondo paese africano per numero di immigrati è la Costa d’Avorio, con quasi 2,6 milioni di stranieri su 28.8 milioni di cittadini. Oltre la metà degli immigrati è di origine burkinabé (1.376.000, pari al 54%), con un altro quinto proveniente dal Mali (522.000, pari al 20%). Gli immigrati generano circa il 19% del Pil nazionale.

    La migrazione dal Burkina Faso in Costa d’Avorio risale all’inizio del secolo scorso, e se prima era dettata principalmente da opportunità operaie nelle piantagioni di cacao, è via via diventata sempre più spontanea, includendo giovani e donne che si avventurano nei mestieri “di strada” quali la ristorazione, l’acconciatura e i mestieri notturni (quali DJ e camerieri nei bar e nelle discoteche). I cittadini maliani sono inveci principalmente attivi nel mercato del bestiame. Il Niger fornisce cipolle e pomodori alla Costa d’Avorio.

    Mercato di Adjamé, Abidjan. Fonte: Medi1 News

    Quanto alla Guinea, il 10 dicembre 2023 i capi di Stato e di governo dell’Ecowas hanno deciso di revocare alcune sanzioni contro la giunta militare (CNRD) al potere dal 5 settembre 2021, e lo scorso febbraio, l’Ecowas ha annullato la maggior parte delle sanzioni.

    Abbiamo chiesto a Oumar Barry, autore e studente universitario di origine guineana in Italia, di illustrare quali sono i legami del suo paese con gli stati membri dell’AES, se la Guinea entrerà a far parte dell’AES e se l’AES raggiungerà gli obiettivi prefissati.

    1. In che modo la Guinea è legata all’AES ?

    “La Guinea è legata all’AES per motivi ideologici, e condivide con essa lo stesso spirito panafricanista, il desiderio di preservare la sovranità, la storia comune e la lotta contro il terrorismo di questi stati. La Guinea è sempre stata una convinta sostenitrice delle autorità militari dell’AES, e potrebbe beneficiare di una serie di vantaggi in termini di sicurezza: ad esempio lo scambio di informazioni aiuterebbe a rintracciare i terroristi in fuga che si rifugiano nei paesi vicini e nella Guinea stessa.

    La Guinea è nota per le sue relazioni amichevoli con i tre paesi: il Colonnello Doumbouya (attuale presidente della transizione) ha espresso il suo sostegno al Niger dopo il colpo di stato, rifiutandosi di applicare le sanzioni imposte dell’Ecowas.

    Anche lo sviluppo economico dei tre Paesi dell’AES è strettamente legato al porto di Conakry, che ha fornito un sostegno vitale all’economia maliana durante le sanzioni imposte dall’Ecowas, e continua a garantire le rotte commerciali dei paesi dell’AES”.

    1. Molte sanzioni contro la Guinea sono state annullate dall’Ecowas. Pensa che la Guinea rimarrà fedele all’Ecowas?

    “Il mio paese d’origine è nel bel mezzo di una transizione militare, e all’inizio della transizione il colonnello Doumbouya si è avvicinato al Mali e al Burkina Faso. Credo che oggi nella lotta per l’influenza tra Russia e Francia che si sta svolgendo in Africa occidentale, Conakry abbia cercato di mantenere una posizione di neutralità tra le due grandi potenze, preferendo, come ha dichiarato il Colonnello Doumbouya davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite nel settembre 2023, adottare una posizione “filo guineana e panafricana”. La possibilità che la Guinea si unisca a questa alleanza degli Stati del Sahel è incerta, ma non è da escludere”.

    1. Pensa che l’uscita dall’Ecowas porterà alla tanto agognata indipendenza economica e ideologica di questi tre paesi?

    “Vale anzitutto la pena ricordare le ragioni per cui questi paesi hanno preso la decisione di uscire dall’Ecowas e creare l’AES: garantire la difesa collettiva dal terrorismo. L’AES è la risposta dei governi dei tre paesi per riconquistare la fiducia delle popolazioni del Sahel e incarna la dinamica che è stata messa in moto nei tre paesi dell’Alleanza dei Stati del Sahel per migliorare la governance politica, economica e di sicurezza.

    L’AES è quindi un’opportunità che i tre paesi devono cogliere se vogliono raggiungere una vera integrazione economica e una garanzia di sicurezza collettiva. La chiave del suo successo risiede nella lotta alla corruzione e al malgoverno, che costituiscono uno dei principali problemi di questi tre paesi. A mio parere, l’alleanza di questi tre Stati può però avere successo solo con l’uscita dall’ Uemoa, che permetterebbe loro di creare una moneta comune. In Africa, tutti i paesi hanno una propria valuta, tranne quelli che utilizzano il Franco CFA, controllato dal Tesoro francese. La questione centrale di questo processo è in che modo garantire che la nuova moneta ispiri fiducia e non venga sabotata”.

    La vittoria del nuovo Presidente del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, numero due del partito all’opposizione e fino a poche settimane fa in prigione, dovrà essere seguita con attenzione, anche con riguardo all’Ecowas; intanto, alla prima apparizione pubblica dopo i risultati provvisori delle elezioni, il Presidente ha voluto assicurare i partner stranieri circa la continuità degli impegni del suo paese.

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    30 Marzo 2024 0 commentI
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