Amnesty: Cyber attacchi contro attivisti e dissidenti in Egitto

di Marco Simoncelli

Dall’inizio del 2019, nell’ambito dell’intensificazione della repressione del dissenso in Egitto, decine di difensori dei diritti umani sono stati oggetto di attacchi informatici da parte delle autorità che li hanno posti in grave pericolo. A denunciarlo è un rapporto del dipartimento tecnologico di Amnesty International che ha esaminato decine di mail sospette inviate a difensori dei diritti umani, giornalisti e ong egiziani.

I cyber attacchi documentati da Amnesty sarebbero coincisi con alcuni importanti eventi che hanno avuto luogo in Egitto all’inizio del 2019, come l’anniversario della rivolta del 25 gennaio 2011 in cui ne sono stati contati ben 11. Le mail usavano una tecnica chiamata OAuth Phishing con cui vengono create applicazioni che traggono in inganno gli utenti per ottenere accesso ai loro account.

“Questi attacchi paiono far parte di una campagna diretta a intimidire e ridurre al silenzio chi critica il governo egiziano. Nell’ultimo anno i difensori dei diritti umani hanno subito un assalto senza precedenti da parte delle autorità, rischiando l’arresto e il carcere ogni volta che prendevano la parola. Questi attacchi informatici ora mettono ulteriormente in pericolo il loro prezioso lavoro”, ha dichiarato Ramy Raoof di Amnesty Tech.

Gli attacchi informatici documentati da Amnesty International sono avvenuti tra il 18 gennaio e il 13 febbraio. Nella prima settimana di febbraio, sono stati presi di mira diversi organi d’informazione, molti dei quali stavano seguendo il percorso di modifiche costituzionali che aprirebbe la strada a un nuovo mandato presidenziale per Abdel Fatah al-Sisi arrivando a governare l’Egitto in teoria fino al 2034. Un picco è stato notato però anche in occasione della visita in Egitto del presidente francese Emmanuel Macron, dal 28 al 29 gennaio, soprattutto in questo secondo giorno quando il presidente Macron ha incontrato rappresentanti di quattro importanti Ong.

Sempre secondo l’organizzazione per i diritti umani, la scelta di colpire dissidenti e attivisti e la coincidenza degli attacchi informatici ai loro danni con determinati avvenimenti politici lasciano supporre che questi nascano da ragioni politiche più che finanziarie.

Negli ultimi anni, e in particolare dopo la presa del potere da parte del generale al-Sisi, le autorità egiziane hanno intensificato la repressione di ogni forma di dissenso e di libertà di parola attraverso l’adozione di leggi che impongono dure restrizioni alle ong e l’apertura di inchieste nei confronti di decine di difensori dei diritti umani accusati di “ricevimento di finanziamenti stranieri”. I giudici hanno anche disposto divieti di viaggio all’estero per almeno 31 rappresentanti di ong e congelato i conti bancari di 10 persone e sette organizzazioni. Decine di difensori dei diritti umani si trovano da tempo in detenzione preventiva “con accuse assurde”, ha dichiarato ancora Amnesty.

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