Il libro della settimana: “Parlare in lingue”

di Tommaso Meo
Parlare in lingue

Parlare in lingue (Einaudi, 2026, pp. 98, €18) è un libro insolito, scritto dal Nobel sudafricano J. M. Coetzee insieme con Mariana Dimópulos, la traduttrice argentina che da anni cura la traduzione spagnola delle sue opere. È una conversazione in forma epistolare che tocca alcune delle questioni centrali dell’opera tarda di Coetzee: l’incontro tra lingue diverse, i limiti della comunicazione e l’indicibile che in ogni passaggio da una lingua all’altra permane.

Gli autori hanno entrambi un background multilingue. Coetzee è cresciuto tra inglese e afrikaans nel complesso mosaico linguistico sudafricano; Dimópulos, tra lo spagnolo ed il greco. La lingua per loro non è uno strumento trasparente, ma un territorio di frontiera in cui ogni traduzione è insieme perdita e scoperta.

Parlare in lingue completa sul piano teorico la riflessione narrativa avviata da Coetzee con Il polacco (Einaudi, 2023). In quel breve e intenso romanzo, il pianista polacco Witold si innamora della spagnola Beatriz e cerca di raggiungerla attraverso lettere, musica e dichiarazioni che finiscono però per scontrarsi con una distanza difficilmente colmabile. L’amore vi appare come un incessante esercizio di traduzione tra universi interiori differenti: una prospettiva che dice molto alle coppie miste, chiamate quotidianamente a confrontarsi con lingue, codici culturali e sensibilità diverse.

Il nuovo libro amplia quella riflessione e la colloca in una prospettiva più ampia. Ne emerge anche un progetto culturale preciso: contrastare l’egemonia dell’inglese nel mercato editoriale globale e riaffermare il valore del dialogo tra lingue, tradizioni e immaginari differenti. Una sfida che, per Coetzee, è insieme letteraria e politica.

Parlare in lingue di J. M. Coetzee (Einaudi, 2026, pp. 98, €18)

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