“Shifting Sands”: il Sahara non è un deserto, è una civiltà

di Tommaso Meo

recensione di Fabrizio Floris

Quando pensiamo al Sahara immaginiamo dune, carovane, isolamento e silenzio. Una distesa vuota che separa il Nord Africa dall’Africa subsahariana. Judith Scheele, antropologa che da anni lavora nella regione, dedica il suo ultimo libro, Shifting Sands. A Human History of the Sahara (Basic Books, 2025), a smontare proprio questa immagine. Il risultato è una storia del Sahara che procede in direzione opposta rispetto a molte narrazioni tradizionali. Più che un deserto vuoto, il Sahara emerge come uno spazio attraversato da commerci, migrazioni, reti religiose, conflitti, imperi e forme di cooperazione che per secoli hanno collegato il Mediterraneo all’Africa occidentale. Uno dei meriti principali del volume consiste nel rifiuto di una lettura che considera il Sahara una periferia della storia. Al contrario, Scheele mostra come il deserto sia stato a lungo un centro di connessioni. Le rotte commerciali che attraversavano il Sahara trasportavano non soltanto sale, oro e schiavi, ma anche idee, pratiche religiose, tecnologie e forme di organizzazione politica.

Il libro si muove continuamente tra storia, antropologia e osservazione diretta. Le pagine più riuscite sono forse quelle in cui l’autrice abbandona la grande narrazione storica e racconta i propri viaggi attraverso Algeria, Mali, Niger, Ciad e Libia. In questi passaggi il Sahara smette di essere una categoria geografica e torna ad essere un insieme di luoghi abitati da persone concrete, commercianti, pastori, contrabbandieri, funzionari statali e leader religiosi.

Scheele mette inoltre in discussione molte convinzioni consolidate sul rapporto tra società sahariane e ambiente. L’idea di un deserto in costante degrado, da salvare attraverso grandi programmi di sviluppo e lotta alla desertificazione, viene riletta criticamente mostrando come spesso gli interventi esterni abbiano compreso poco le logiche ecologiche e sociali locali. Il libro tende talvolta a contrapporre in modo troppo netto gli sguardi occidentali alle dinamiche locali, ma, nel contempo, ci ricorda che il Sahara non divide soltanto. Collega. Non è una frontiera che separa, ma uno spazio che per secoli ha permesso la circolazione di persone, merci, idee e pratiche sociali. In un momento storico in cui il deserto viene raccontato soprattutto come corridoio migratorio, zona di traffici illeciti o area di instabilità geopolitica, Scheele restituisce profondità storica a una regione spesso osservata soltanto attraverso le emergenze del presente: il Sahara non è il margine della storia africana. È una delle sue grandi infrastrutture invisibili.

Shifting Sands. A Human History of the Sahara di Judith Scheele (Basic Books, 2025)
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