Operatori umanitari nel mirino, il 2025 è stato l’anno più letale

di claudia

Il 2025 ha fatto registrare un nuovo picco storico negli attacchi contro gli operatori umanitari, con 907 lavoratori colpiti tra uccisi, feriti o rapiti. Lo testimoniano dati diffusi dall’Onu e compilati dall’Aid Worker Security Database, in occasione della Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, che ricorre oggi 19 agosto.

Dei 907 coinvolti, 350 sono stati gli operatori umanitari rimasti uccisi durante il 2025. Gaza e Sudan sono gli scenari più letali, con la Striscia che rappresenta da sola oltre metà delle vittime totali (186 operatori morti solo nel 2025), seguita dal Sudan. Inoltre, 322 operatori umanitari sono sopravvissuti ad attacchi che li hanno lasciati feriti, mentre 235 sono stati rapiti.

L’Onu evidenzia come tra i fattori che hanno contribuito all’aumento dei rischi vi sia l’uso sempre più diffuso e sistematico di droni armati nei contesti di conflitto, come in Sudan e in Ucraina.

I dati evidenziano inoltre che il 90% degli operatori colpiti sono lavoratori locali e nazionali che prestano soccorso nelle proprie comunità.

Dall’inizio del 2026, 82 operatori umanitari sono stati uccisi, 97 feriti e 39 rapiti in tutto il mondo.

«Più di 1.000 operatori umanitari sono stati uccisi in soli tre anni e questo è assolutamente inaccettabile», ha dichiarato Tom Fletcher, sottosegretario generale dell’Onu per gli affari umanitari e coordinatore per gli aiuti di emergenza. «Ma limitarsi a denunciare non proteggerà il prossimo operatore umanitario. Gli Stati devono rispettare il diritto internazionale umanitario e utilizzare ogni strumento per proteggere i civili e i nostri colleghi. E per coloro che violano le regole, ci devono essere conseguenze reali».

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