L’Ecowas e l’Alleanza degli Stati del Sahel tornano a corteggiarsi

di Tommaso Meo

di Andrea Spinelli Barrile

Le recenti iniziative diplomatiche tra Senegal, Togo, Benin e i Paesi dell’Aes indicano un possibile riavvicinamento tra i due blocchi regionali, nonostante le persistenti divergenze politiche

Si moltiplicano i segnali e le iniziative per un graduale riavvicinamento tra la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) e l’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), grazie a iniziative diplomatiche bilaterali e simultanee. Le più recenti sono state quelle tra Lomé, Dakar e Cotonou, in un contesto caratterizzato da mesi di tensioni istituzionali.

In tutta la sottoregione, diverse iniziative parallele riflettono un graduale cambiamento verso la ripresa del dialogo tra l’Ecowas e l’Aes: nonostante le persistenti divergenze istituzionali, i vari Paesi dell’Africa occidentale sembrano convergere verso un obiettivo comune, ovvero la creazione di meccanismi di cooperazione strutturati incentrati sulla stabilità regionale, la sicurezza collettiva e la tutela degli interessi delle popolazioni dell’Africa occidentale.

A Lomé, un incontro informale a margine della strategia Togo-Sahel 2026-2028, sotto l’egida della presidente del consiglio Faure Essozimna Gnassingbé, ha gettato le basi per un futuro quadro formale di cooperazione tra i due blocchi regionali: attorno al tavolo erano presenti i ministri degli Esteri di Mali, Burkina Faso e Niger, insieme al presidente della Commissione Ecowas, Omar Alieu Touray, e alla capo negoziatrice dell’organizzazione, Lansana Kouyaté. Le discussioni si sono concentrate sulle linee guida di una cooperazione strutturata, in particolare nei settori della sicurezza e dell’economia, con un’enfasi sui corridoi logistici e sulla salvaguardia dei risultati ottenuti grazie all’integrazione regionale. Secondo una dichiarazione del ministro degli Esteri burkinabé, «l’Aes rimane in uno spirito di apertura, perché la cosa più importante è preservare ciò che è essenziale per la felicità dei popoli dell’Africa occidentale».

Venerdì scorso invece, parlando all’Assemblea nazionale del Senegal, a Dakar, il ministro senegalese dell’Integrazione africana e degli Affari esteri Cheikh Niang ha detto che il Senegal ha «buone possibilità» di assumere la presidenza di turno dell’Ecowas, dato che il mandato del presidente della Sierra Leone, Julius Maada Bio, si concluderà nelle prossime settimane, sottolineando il desiderio di Dakar di integrare questa responsabilità nelle dinamiche di gestione delle crisi regionali, in particolare quella in Mali. Questa prospettiva si presenta in un momento in cui il Senegal occupa già una posizione centrale all’interno dell’organizzazione: lo scorso mese di dicembre, al vertice di Abuja, il Senegal si è assicurato la presidenza della Commissione dell’Ecowas per il periodo 2026-2030. Una potenziale presidenza di turno della Conferenza dei Capi di Stato Ecowas consentirebbe a Dakar di combinare le leve politiche ed esecutive dell’istituzione, in un contesto caratterizzato dalle sfide alla sicurezza nel Sahel e dal rimodellamento delle relazioni con l’Aes.

Nel finesettimana invece, a Cotonou in Benin, l’insediamento del neo-presidente Romuald Wadagni è stata un’ulteriore occasione di impegno e vicinanza tra Ecowas e Aes: nel suo discorso inaugurale, pronunciato domenica, Wadagni ha sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione regionale di fronte alle minacce alla sicurezza: “In una sottoregione minacciata dal terrorismo, siamo condannati a lavorare insieme” ha detto Wadagni, in un discorso caratterizzato da un implicito appello alla convergenza regionale. Il dettaglio più interessante, tuttavia, è stata la presenza di delegazioni provenienti da Mali, Burkina Faso e sopratutto dal Niger, un fatto che è stato ampiamente notato dai media e che dimostrerebbe la volontà di tutte le parti di allentare le tensioni diplomatiche.

Il primo ministro nigerino Ali Mahamane Lamine Zeine ha parlato di «una nuova strada che si apre», mentre i ministri degli Esteri maliano e burkinabé avevano partecipato ai colloqui preparatori. Questo riavvicinamento arriva dopo un periodo di forte tensione tra Benin e Niger, caratterizzato da chiusure di confine, accuse gravi di ingerenza e destabilizzazione e controversie diplomatiche legate al contesto politico regionale. Nonostante questi attriti, gli interessi economici comuni, in particolare nel settore petrolifero e delle infrastrutture portuali, continuano a favorire le prospettive di normalizzazione.

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