“Tolo Tolo”, la versione di Ira Fronten

di Stefania Ragusa

A dieci giorni dall’uscita nelle sale, le polemiche intorno a Tolo Tolo continuano a imperversare. Ne abbiamo parlato con Ira Fronten, attrice nera di origine venezolana e ideatrice degli Italian Black Movie Awards, assegnati per la prima volta lo scorso luglio al RomAfrica Film Festival. Ira è da tempo impegnata contro le discriminazioni nel mondo del cinema e per la tutela dei diritti degli attori afrodiscendenti.
Nel film di Checco Zalone ha avuto una piccola parte: era la padrona dell’hammam in cui va a lavorare per un brevissimo periodo Idjaba, la protagonista femminile della storia interpretata da Manda Touré.

Manda Touré (a sinistra) e Ira

«Inizialmente non volevo accettare. Temevo che si trattasse del solito ruolo secondario in cui compare una donna nera e scollacciata. Ma quando mi è stato raccontato il film e ho visto il modo in cui il regista si rapportava con me, ho capito che non sarebbe andata così».
Perché? Cosa ha fatto Zalone per farle cambiare idea?
«Ha insistito affinché la mia parte, pur secondaria, venisse costruita con il massimo rispetto verso la mia persona e verso la donna che andavo a rappresentare. Lo stesso rispetto, durante le riprese, è stato rivolto agli attori africani e alle comparse. Per dare un’idea: quando si tratta del trucco e parrucco è raro che, anche all’interno di grandi produzioni, ci si ricordi che la pelle e i capelli dei neri richiedono competenze e trattamenti ad hoc. In questo caso siamo stati messi tutti nelle mani dei migliori truccatori e parrucchieri specializzati».
Ma non dovrebbe essere una cosa ovvia?
«Dovrebbe. Non lo è. Gli attori neri sono spesso discriminati in fatto di compensi, opportunità, ruoli. Sul set di Tolo Tolo questo non è avvenuto. Può essere utile ricordare anche che tra i collaboratori più stretti di Zalone c’era una aiuto-regista di origine etiope. Se penso a tutte queste cose e, ovviamente, anche al contenuto del film, le accuse di razzismo  mi sembrano assurde. E non è un caso che arrivino tutte da persone estranee al mondo del cinema e che ignorano per esempio i veri problemi con cui gli attori neri devono misurarsi».

Ira in un momento di pausa

Le accuse riguardano il modo in cui l’Africa è stata rappresentata e la scelta di toccare un tema delicato e doloroso come quello degli sbarchi.
«Ma è chiaro a chi solleva questi problemi che si tratta di un film satirico e non di una ricostruzione storica? Ma sanno queste persone che la forza della satira sta nel toccare in modo diverso e irriverente proprio le questioni più calde? E soprattutto, hanno capito quali sono gli obiettivi satirici di questa narrazione? Sono convinta che con questo film, mettendo a nudo le meschinità e le paure dell’italiano medio e riportando l’attenzione sul tema degli sbarchi,  Zalone possa fare per la causa antirazzista molto più di tanti intellettuali o influencer che spaccano il capello in quattro e perdono di vista le questioni essenziali».
Le si potrebbe obiettare che parla in questo modo perché è di parte.
«Non avrei accettato questo ruolo se avessi ritenuto il film offensivo per l’Africa e per le persone nere. Ed estenderei questa considerazione anche agli altri professionisti di origine africana presenti nel cast».
Uno di loro, l’attore teatrale, scrittore e mediatore Mohamed Ba, ha detto in un’intervista che riconosce a Zalone il merito di avere, con leggerezza, messo a nudo i limiti della società italiana.
«Concordo. È stato anche molto abile a creare confusione con un trailer che si prestava a fraintendimenti e che infatti è stato frainteso. Chi si aspettava una narrazione xenofoba è rimasto deluso».
Per concludere, in Italia c’è un problema di razzismo?
«Sì, ed è anche serio. Proprio per questo bisognerebbe cercare di affrontarlo con serietà e non creando polemiche che hanno l’effetto di creare ulteriori divisioni. Dobbiamo impegnarci invece per allargare il dialogo tra tutti e trovare nuovi punti di contatto».

(Stefania Ragusa)

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