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Rivista Africa
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Tag:

francia

    FOCUS

    Nuovo vertice Africa-Francia, tra annunci ufficiali e critiche

    di claudia 12 Ottobre 2021
    Scritto da claudia

    I discorsi senza filtri di undici rappresentanti della società civile e della diaspora africana rivolti direttamente al presidente francese Emmanuel Macron, davanti a una folta platea di spettatori sono stati il momento saliente del Nuovo vertice Africa Francia svoltosi a Montpellier, venerdì scorso. Questo nuovo format, in cui gli interlocutori di Parigi non erano esponenti governativi bensì rappresentanti della gioventù africana, è stato anche sancito da una diretta televisiva più simile a un talk-show del sabato sera, in cui il presidente Macron si è mostrato molto a suo agio in questo esercizio, sorridente, all’ascolto e pronto a rispondere. Dall’Africa e da alcuni movimenti panafricanisti e non allineati sono piovute critiche sul Nuovo vertice

    Alla fine dell’evento, Macron ha annunciato una serie di provvedimenti, basandosi sulle raccomandazioni del rapporto preparatorio redatto da Achille Mbembe, storico  politologo camerunese, che per mesi ha lavorato sui cosiddetti “dialoghi” con un comitato composto da personalità africane riconosciute e indipendenti, con gli attori del settore interessati al futuro del rapporto tra Africa e Francia.

    Le sue prime due raccomandazioni sono state accolte e sembrano saranno attuate in tempi rapidi: un Fondo per l’innovazione per la democrazia, dotato di un budget di 30 milioni di euro in tre anni, per sostenere “gli attori del cambiamento nel continente africano”. I suoi orientamenti saranno decisi da un comitato di personalità delle società civili in Francia e in Africa, per garantire meglio la loro indipendenza. Sarà inoltre studiata la creazione di una “Casa dei mondi e delle diaspore africane”. Una missione premonitrice dovrebbe consentire di tracciare i contorni di questa futura istituzione prevalentemente culturale, ma che dovrebbe abbracciare anche i temi del dibattito delle idee, della ricerca e dell’imprenditorialità. Questa missione, la cui presidenza onoraria sarà affidata ad Achille Mbembe, avrà sei mesi di tempo per formulare le sue prime proposte.

    Le altre undici raccomandazioni saranno analizzate da enti più direttamente coinvolti, a cominciare dall’Agenzia francese per lo sviluppo Afd, a cui è stato chiesto un cambio nome e un cambio format. All’unisono, i rappresentanti africani hanno chiesto di finirla con l’assistenzialismo e di passare a una partnership alla pari tra Francia e Africa.

    È stato confermato il rilancio del progetto Africa Digitale, questa volta all’interno di Proparco, filiale dell’Afd, dedicata al settore privato, nonché la restituzione in Benin “dalle prossime settimane” del 26 opere d’arte trafugate dal Palazzo Abomey nel XIX secolo. Il Ministero della Cultura francese lancerà anche un fondo di sostegno per ospitare mostre e la circolazione di opere d’arte africane. Del valore di 300.000 euro in tre anni, questo fondo, destinato ai musei del continente, sosterrà da tre a cinque progetti all’anno.

    L’accoglienza di professionisti del patrimonio francese e africano sarà incoraggiata per un periodo da uno a tre mesi in un museo francese attorno a un progetto. Saranno avviate borse di studio nel campo del patrimonio. Il programma “Accesso Cultura”, che mira a finanziare progetti culturali con il continente africano, sarà ampliato e integrato di ulteriori 2,5 milioni di euro.

    Verrà messo in atto un sistema per promuovere la mobilità incrociata degli studenti tra Francia e Africa, in particolare per quanto riguarda i doppi titoli. Saranno coinvolti 250 studenti francesi e altrettanti del continente africano. Verrà creato un programma Sport-Education a sostegno delle accademie sportive africane, con un contributo aggiuntivo di 4 milioni di euro, attuato dall’Agenzia francese per lo sviluppo.

    Dall’Africa e da alcuni movimenti panafricanisti e non allineati sono piovute critiche sul Nuovo vertice. È stata contestata la legittimità dei giovani che hanno parlato a nome dei colleghi africani. L’evento è stato considerato da una messinscena, che non ha risolto i veri problemi e le vere ingiustizie che caratterizzano la relazione tra l’ex potenza colonizzatrice e i suoi ex territori.

    Gli annunci al Nuovo vertice Africa-Francia presentati come il preludio alla “rifondazione” del rapporto tra Parigi e il continente africano “evitano accuratamente gli aspetti strutturanti della Françafrique”: il franco Cfa, il militarismo francese, l’influenza economica, le politiche antimigrazioni, il riconoscimento dei i crimini coloniali e neocoloniali. Lo scrive in una nota l’associazione francese Survie, la cui principale attività è lottare contro ogni forma di intervento neocoloniale francese in Africa e rivendicare una vera revisione della politica estera francese in Africa.

    Il dibattito secondo Survie, “è stato affrontato solo dalla prospettiva delle riforme pilotate da Parigi”. Per Pauline Tetillon, copresidente dell’associazione, “questo vertice raggiunge pienamente gli obiettivi che l’Eliseo si era prefissato: la rilegittimazione della politica africana della Francia”. Tetillon sostiene che le autorità francesi si sono affidate a giovani africani prescelti e non rappresentativi. Un parere condiviso da molti atri attivisti in Africa che si sentono esclusi e beffati da questo appuntamento.

    “Nessuna messinscena, nessun folklore degno di una scena teatrale può essere una risposta alla liberazione dell’Africa da alcuni predatori. I problemi africani devono essere risolti in Africa e dagli africani”, ha reagito, dal canto suo, la  Gioventù Sankarista Unita (Jsu) del Burkina Faso, attraverso una conferenza stampa ieri a Ouagadougou, proprio alla vigilia dell’apertura del processo sull’uccisione di Thomas Sankara.

    “Un vertice inutile”, titola lo storico Jean-Claude Djéréké in un articolo sul sito Seneplus. Emmanuel Macron “ha avuto quattro anni per dare una svolta ai rapporti tra il suo Paese e le sue ex colonie, cambiamento che, per noi, comportava la chiusura delle basi militari francesi installate in alcuni Paesi africani, la fine dell’ingerenza della Francia nei nostri affari interni e la creazione di una valuta africana da parte degli stessi africani”, scrive Djéréké . Invece, dice, la Francia “ha sostenuto il terzo mandato incostituzionale di Alassane Dramane Ouattara e Alpha Condé, ha convalidato la rielezione di questo o quel presidente che aveva già trascorso più di 30 anni al potere, ha sostenuto dittatori sanguinari, ha tenuto soldati in Mali, sospettati di fare altro (saccheggiare l’oro, l’uranio, il gas e il petrolio) che combattere il terrorismo, ha stabilito un dubbio legame tra famiglie numerose e mancanza di istruzione”, sostiene l’autore della riflessione. Che continua: “Lasciare l’Africa significherebbe, per la Francia, non avere più accesso alle tante ricchezze che ha saccheggiato lì per sei decenni. (…) Non vedo il presidente francese osare tagliare il ramo su cui è seduto il suo Paese”.

    Altro personaggio del radicalismo panafricanista, il franco beninese Kemi Seba – molto popolare tra gli attivisti antifrancesi in Mali – ha criticato la presenza di “giovani accuratamente selezionati, assetati di riconoscimento, che senza rendersene conto, partecipano alla narrativa del rinnovamento del neocolonialismo francese”. 

    (Celine Camoin)

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