La comunità internazionale si è riunita a Berlino per affrontare la drammatica crisi umanitaria che colpisce il Sudan, impegnandosi a mobilitare risorse finanziarie consistenti per soccorrere una popolazione civile stremata da un conflitto che non vede via d’uscita. Durante la conferenza dei donatori tenutasi ieri, i Paesi partecipanti hanno promesso lo stanziamento di 1,5 miliardi di euro per rispondere alle necessità urgenti di milioni di persone colpite dalla guerra civile che devasta il Paese dal 15 aprile 2023.
A tre anni dall’inizio delle ostilità, il bilancio è terrificante: le stime parlano di un’ecatombe con un numero di morti compreso tra 150.000 e 200.000 persone. Lo sforzo diplomatico di Berlino mira a colmare il grave deficit di finanziamenti che ha finora ostacolato i soccorsi in quella che è diventata ufficialmente la più grande crisi di sfollamento al mondo. Sono infatti quasi 14 milioni le persone che hanno abbandonato le proprie case: 10 milioni di sfollati interni e 4 milioni di rifugiati fuggiti verso i Paesi vicini come Ciad e Sud Sudan.
La ministra degli Affari esteri tedesca, Annalena Baerbock, ha dichiarato che questa mobilitazione rappresenta un segnale di speranza, sottolineando la necessità di garantire un accesso umanitario sicuro. Un appello quanto mai urgente, considerando che la fame è diventata un’arma di guerra: oggi 28,9 milioni di sudanesi vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare. Il finanziamento complessivo raccolto dalla conferenza sarà destinato alla fornitura di cibo, acqua potabile e assistenza sanitaria nel Paese.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in un videomessaggio ha ricordato che la situazione rimane una delle peggiori catastrofi umanitarie del pianeta, con metà della popolazione che necessita di assistenza immediata. Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti dell’Unione europea (Ue) e della Francia, che hanno ribadito l’impegno a non dimenticare la crisi sudanese nonostante le numerose altre emergenze globali.



