Somalia-Kenya, è scontro sul petrolio

di claudia
estrazione petrolio

di Enrico Casale

L’intesa tra una compagnia petrolifera statunitense e il ministro somalo per il Petrolio e le risorse minerarie, Abdirashid Ahmed, sta sollevando forti critiche tanto a Mogadiscio quanto a Nairobi (Kenya).

Il 19 febbraio il ministro ha annunciato la firma di sette accordi con Coastline Exploration, società statunitense co-fondata da un oligarca russo e con sede a Houston, in Texas. Subito dopo l’annuncio i vertici del Paese – il presidente, il primo ministro e il revisore dei conti generale – hanno dichiarato l’accordo nullo e illegale. Il presidente Mohammed Abdullahi Farmaajo ha affermato che la mossa ha violato un decreto presidenziale emesso nel 2021 che vietava impegni con entità esterne durante il periodo delle elezioni. Il primo ministro Mohamed Hussein Roble e il revisore generale hanno affermato che sono state violate le leggi sugli appalti.

Ma non è stata solo la dirigenza somala a essere in apprensione per gli accordi. A Nairobi, il governo ha dichiarato di essere “preoccupato” per la concessione di contratti di esplorazione per risorse in un’area la sui sovranità è ancora in discussione. Un diplomatico di alto livello ha dichiarato a The East African, che, sebbene il Kenya non sia allarmato, sta osservando con attenzione gli sviluppi della vicenda.

Dal 2014 è in corso tra Kenya e Somalia una disputa sui confini marittimi. Per risolverla, Mogadiscio ha citato in giudizio Nairobi presso la Corte internazionale di giustizia (Icj) dell’Aia, chiedendo ai magistrati di ridisegnare il confine marittimo. Nell’ottobre 2021, la Corte ha emesso una decisione, spostando la linea di delimitazione verso nord, un verdetto che Nairobi ha respinto. Il presidente keniano Uhuru Kenyatta ha promesso di non cedere “nemmeno un pollice” del suo territorio.

Sebbene la decisione dell’Icj sia vincolante, il Kenya ha ancora una finestra di 10 anni per presentare ricorso, il che significa che la lite è ancora sospesa a meno che entrambi i Paesi non decidano di delimitare il confine marittimo e stipulare un accordo sullo sfruttamento delle risorse.

Nell’annuncio del 19 febbraio, il ministro del Petrolio della Somalia non ha chiarito quali blocchi siano stati dati in concessione a Coastline Exploration. La Somalia ha più di 200 blocchi petroliferi, che si dice contengano oltre un miliardo di barili di petrolio. Quindici di questi potrebbero essere pronti per l’estrazione. Ma quattro si trovano nell’area contesa. A Mogadiscio, nonostante le dichiarazioni pubbliche sulla nullità dell’ultimo accordo, il ministero del Petrolio ha ribadito che lo difenderà. Un funzionario ha detto a The EastAfrican che i documenti necessari sono stati raccolti prima che le informazioni siano rese pubbliche dal 27 febbraio. “L’accordo è un vero affare”, ha affermato il funzionario, che ha chiesto di non essere nominato per la delicatezza della questione. 

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