Sei sospetti alla sbarra per il tentato golpe in Etiopia

di Marco Simoncelli

Sei persone sono comparse ieri in tribunale nella capitale etiopica Addis Abeba per rispondere delle accuse di terrorismo in relazione al tentato golpe della scorsa settimana nello stato di Amhara. Ad annunciarlo è stata l’emittente Bbc Amharic, come riporta l’Agenzia Nova, secondo cui tre dei sei sospettati sono membri di un gruppo chiamato Consiglio di Baladera o Consiglio di assistenza di Addis Abeba, un gruppo politico che afferma di condurre campagne per conto dei residenti della capitale.

La polizia ha ora 28 giorni di tempo per trovare altre prove contro di loro, altrimenti gli accusati saranno rilasciati. Martedì la polizia federale aveva rettificato la notizia secondo cui la guardia del corpo accusata di aver assassinato il capo distato maggiore Seare Mekonnen e il generale Gezai Abera si sarebbe suicidata. In un comunicato diffuso dai media statali, la polizia ha precisato che la guardia, la cui identità non è stata rivelata, si trova al momento ricoverata in ospedale per le ferite d’arma da fuoco riportate nella sparatoria. In un primo momento il governo aveva invece riferito dell’arresto della guardia del corpo, notizia in seguito smentita dal capo della polizia Endeshaw Tasew, che aveva parlato di suicidio.

L’omicidio di Mekonnen e del generale Abera è avvenuto nella notte fra sabato e domenica scorsa ad Addis Abeba nell’ambito di un tentativo di colpo di Stato che in uno sviluppo correlato ha visto una squadra d’assalto guidata dal capo delle forze di sicurezza della Regione degli Amhara, Asaminew Tsige, fare irruzione in un edificio governativo a Bahir Dar, aprendo il fuoco e colpendo il governatore Ambachew Mekonnen e il suo consigliere Ezez Wassie, entrambi deceduti in seguito alle ferite riportate. Negli scontri è rimasto ucciso anche il procuratore generale regionale Migbaru Kebede, deceduto ieri dopo aver riportato gravi ferite.

Lunedì scorso Asaminew Tsige, la mente del tentato golpe, è stato ucciso dalle forze di sicurezza mentre era in fuga con alcuni collaboratori nei pressi di Bahir Dar. Secondo le fonti del governo etiopico, l’uccisione è avvenuta durante un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza nazionali.

In precedenza l’addetto stampa del primo ministro Abiy Ahmed, Negussu Tilahun, aveva riferito che diversi altri responsabili del fallito golpe erano stati arrestati, mentre «i principali autori del fallito colpo di stato sono ancora in libertà» e le forze di sicurezza stavano dando loro la caccia. Le autorità di Addis Abeba hanno riferito che la situazione della sicurezza è ora tornata sotto controllo.

Sempre ieri è emerso anche che sarebbero state «decine» le vittime dei combattimenti, come riferito alla Reuters dal portavoce del governo regionale, Asemahagh Aseres, nel primo rapporto ufficiale relativo agli scontri. La milizia era composta da membri di un’unità recentemente reclutata dei servizi di sicurezza della regione, e aveva fatto appello a che altri si unissero alla presa di potere, ha detto Asemahagh. «Fanno parte della nostra polizia. Non sono indipendenti – ha affermato all’agenzia di stampa, – ma la maggior parte delle forze non erano dalla loro parte e ci hanno difeso bene».

Dalla sua elezione, l’anno scorso, il premier Abiy Ahmed ha trasformato l’Etiopia. Si è speso per porre fine alla repressione, liberando i prigionieri politici, rimuovendo i divieti ai partiti politici di opposizione, supervisionando le indagini nei confronti dei funzionari accusati di violazioni dei diritti umani e ripristinando anche le relazioni diplomatiche con l’Eritrea, nemico di lunga data dell’Etiopia. Ma le sue riforme hanno colpito anche potenti gruppi nelle forze armate e nella coalizione di governo. Lo stesso Abiy è sopravvissuto a un attacco a una manifestazione, un anno fa. Gli era stata lanciata una granata, che aveva ucciso due persone e ferite più di 100, lasciando il primo ministro illeso. Sabato il tentativo di golpe che dimostra l’insofferenza di larghe parti della società etiopica.

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