P. Motta | Covid: aiuti governativi tramite i laici della missione

di Pier Maria Mazzola
Ste-Monique-Sandogo-Boassa
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A Ouagadougou (in Burkina Faso), un “bonus” del governo per le famiglie più indigenti, finanziato dalla Banca mondiale, viene canalizzato attraverso le comunità di base di una parrocchia missionaria.

La missione della Comunità di Villaregia in Burkina Faso ha sede nella parrocchia di Sainte Monique di Sandogo-Boassa nella città di Ouagadougou, la capitale. La zona periurbana conta 75.000 abitanti, di cui 15.000 cattolici.

In questi giorni il nostro ampio cortile in terra battuta è più affollato del solito: si sta realizzando un progetto del ministero della Solidarietà Sociale finanziato dalla Banca mondiale. Si tratta di arrivare alle famiglie più povere per donare loro un piccolo aiuto.

Il ministero si è rivolto alla nostra missione perché – attraverso le nostre 25 comunità di base – disponiamo di una buona conoscenza delle famiglie del territorio. Ogni piccola comunità conosce bene le famiglie in particolare stato di necessità. Queste sono già state sostanzialmente individuate, ma ora vengono nel cortile della parrocchia per sostenere i previsti colloqui formali.

Un incaricato del ministero, affiancato dal responsabile parrocchiale Ocades (un organismo pastorale assimilabile alla Caritas in Italia), convoca, ad uno ad uno, i capifamiglia per capire meglio la loro condizione di povertà. I prerequisiti sono già stati verificati. Queste famiglie non dispongono di redditi stabili perché non hanno alcun lavoro stabile e regolare: vivono quindi alla giornata, coltivando qualcosa da sé e rimediando qualche lavoro precario e irregolare; qualche famiglia ha naturalmente in casa persone malate, disabili, vedove o abbandonate.

Nei colloqui si chiede quante persone abitano nello stesso ambiente. Queste famiglie hanno mediamente due o tre figli, qualche volta arrivano a cinque figli piccoli. Si tratta di un numero relativamente basso rispetto alla media delle famiglie che vivono nei villaggi africani, al di fuori delle grandi città.

Il reddito mensile delle famiglie riconosciute in stato di indigenza è paragonabile a 10-15 euro al mese, raramente raggiunge i 20 (ben al di sotto dei 150 euro che costituiscono la soglia massima stabilita dal ministero per erogare gli aiuti). Il progetto, denominato filets sociaux (reti sociali), prevede di elargire l’equivalente di 30 euro al mese per tre mesi: di per sé non è molto, ma sarà comunque un aiuto significativo. Complessivamente a Ouaga saranno raggiunte 3.000 famiglie, tutte tramite le confessioni religiose: 1.600 saranno affidate alla Chiesa cattolica per la sua organizzazione capillare.

Altre domande che vengono poste nei colloqui in parrocchia sono molto semplici e mirano al concreto delle condizioni di vita. Si chiede ad esempio quante volte al giorno mangiano le persone della famiglia. La gran parte di questa gente mangia infatti due volte al giorno, al mattino e alla sera, ma c’è chi mangia anche una sola volta al giorno. La situazione di povertà è peraltro in questo periodo – come in tutto il mondo – aggravata dalla crisi prodotta dalla pandemia: qui abbiamo avuto solo alcuni casi di malattia accertata, ma l’effetto economico si fa certamente sentire.

Nei colloqui si chiede inoltre ai capifamiglia quale mezzo di trasporto stiano utilizzando: la moto piuttosto della bici oppure dei piedi. Quasi tutti qui hanno almeno una moto, ma tra i selezionati per il sussidio qui quasi nessuno dispone di una moto: la maggior parte usa la bici, ma qualcuno non ha neppure quella.

Con questi aiuti dunque si cercherà di andare incontro alle necessità prioritarie di circa 400 famiglie, non solo cattoliche, proposte dalle comunità di base: saranno impiegati per l’alimentazione, per la salute e per i mezzi di trasporto indispensabili per procurarsi da vivere.

Per questa gente che ora popola la parrocchia – evidentemente solo una piccola parte della popolazione complessiva – il ministero ha stanziato una somma totale di 35.000 euro. Con ciò non si risolveranno certamente tutti i problemi. Sarà per queste famiglie un sollievo e per noi (occidentali) un piccolo atto di restituzione e di giustizia nei confronti dei più poveri di questa terra.

Mi sta a cuore evidenziare come, nella nostra parrocchia, tutta questa operazione sia stata condotta interamente dai laici. Noi missionari sacerdoti ne abbiamo solo confermato il buon ordine e la solidarietà tra le famiglie.

La nostra missione conta su questi interventi umanitari di carattere internazionale ma soprattutto si affida a un’informazione che possa raggiungere il cuore e la mente di tante persone in Occidente. Cerchiamo di condividere fiduciosi ciò che ci viene donato per dare qualche piccolo segno che un mondo diverso e più umano è possibile.

Don Paolo Motta, missionario della Comunità di Villaregia in Burkina Faso, per SettimanaNews 

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