Mozambico – Ancora un attacco a Cabo Delgado. 11 vittime

di AFRICA

Non si fermano i massacri contro civili inermi nell’estremo Nord del Mozambico. Un nuovo attacco ha ucciso 11 persone lo scorso mercoledì, secondo quanto trapelato da fonti locali contattate dall’agenzia Afp. Gli assalitori sarebbero ancora una volta appartenenti a un gruppo ribelle estremista islamico attivo nel Paese dall’ottobre del 2017 e anche in questo caso avrebbero decapitato alcune delle loro vittime, come riporta Rfi.

L’attacco è avvenuto vicino al confine con la Tanzania nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, fra le più povere ed emarginate del Paese lusofono dell’Africa australe, dove la polizia sta lottando per cercare di arginare il gruppo chiamato comunemente al-Shabab (“i ragazzi” in arabo, pur non avendo alcun legame con i jihadisti sunniti somali). Secondo gli esperti il vero nome del gruppo sarebbe Ahlu Sunnah Wa-Jammá (Aswj), che significa “aderenti alla tradizione profetica”, abbreviato in “al-Sunnah”. I raid sono però in aumento da più di un anno e mezzo e alcuni sono avvenuti anche di recente.

Questo gruppo di insorti islamisti sta conducendo una sanguinosa guerriglia nella regione senza che se ne conoscano i reali obiettivi, ma che ha già provocato centinaia di vittime. Non c’è alcun leader conosciuto, né rivendicazione degli attacchi. Per ora i massacri restano dunque di difficile interpretazione, anche se poco tempo fa sarebbe stato l’Isis a rivendicare la sua partecipazione in uno degli attacchi.

L’attacco di mercoledì ha avuto luogo a circa cinquanta chilometri dalla città costiera di Palma. Una regione sensibile perché ricca di idrocarburi (vi lavorano multinazionali come l’italiana Eni e la statunitense Anadarko) e altre risorse minerarie preziose come oro e rubini.

A febbraio e il mese scorso, i ribelli islamisti avevano teso agguati proprio ai convogli delle compagnie che lavorano al grande progetto di sfruttamento di gas naturale nel Bacino di Rovuma.

Pare che questa formazione jihadista abbia avuto come primi membri i seguaci di un predicatore keniota ucciso nel 2012. Oggi punta a destabilizzare una regione economicamente cruciale, nel tentativo di rallentare o bloccare le operazioni di sfruttamento di gas e greggio in modo da avere un maggiore potere contrattuale.

Quasi in 200 sono andati a processo nell’ottobre scorso con l’accusa di appartenere al gruppo che è responsabile dell’uccisione di oltre 200 persone nell’ultimo anno nel Nord del Paese. La maggior parte degli imputati proviene dal Mozambico, ma la lista include anche individui provenienti da Tanzania, Repubblica democratica del Congo, Somalia e Burundi.

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