Mozambico, la rivolta jihadista senza fine travolge oltre un milione di persone

di claudia
cabo delgado

Oltre 1,3 milioni di persone si trovano ancora in condizioni di emergenza e necessitano di assistenza umanitaria immediata nelle regioni settentrionali del Mozambico colpite dall’insurrezione attribuita a gruppi armati “islamisti”. È quanto emerge da un nuovo rapporto rilanciato dalla stampa locale.

Secondo il segretario permanente del ministero del Lavoro, del Genere e dell’Azione Sociale, Paulo Beirão, le donne e i bambini restano le categorie più vulnerabili agli effetti del conflitto, degli sfollamenti forzati e dell’instabilità sociale nelle province di Cabo Delgado, Niassa e Nampula. Il funzionario ha sottolineato la necessità di rafforzare le risposte d’emergenza e allo stesso tempo adottare misure strutturali per ridurre la fragilità delle comunità colpite.

Nel dibattito sulla crisi è intervenuto anche il direttore esecutivo dell’Ong Istituto per la Democrazia Multipartitica (Instituto para a Democracia Multipartidária), Hermenegildo Mulhovo, che ha evidenziato come le donne, pur essendo spesso decisive nella mediazione dei conflitti locali, restino escluse dai meccanismi formali di gestione delle crisi. Ha inoltre richiamato le condizioni di povertà, insicurezza alimentare e vulnerabilità economica nelle aree più colpite.

Da parte delle Nazioni Unite, la coordinatrice residente in Mozambico Catherine Sozi ha invitato a rafforzare la coesione sociale e la leadership femminile nei processi di mediazione e risposta umanitaria, sottolineando come l’insicurezza debba essere affrontata anche nelle sue dimensioni economiche e sociali, oltre che militari.

Le organizzazioni locali e internazionali coinvolte nella risposta alla crisi insistono sulla necessità di un approccio integrato che combini assistenza immediata e politiche di lungo periodo per la stabilizzazione delle regioni del nord del Paese.

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