Liberia, sale la tensione. Opposizioni in piazza il 7 giugno

di Enrico Casale
George Weah

L’opposizione liberiana scenderà in piazza per protestare contro la difficile situazione economica del Paese. Lo hanno annunciato i leader della minoranza parlamentare, che hanno confermato la tenuta di una grande manifestazione il 7 giugno a Monrovia.

«Weah si dimetta oppure si impegni seriamente per cercare una soluzione alla spaventosa situazione economica del Paese, che colpisce la maggior parte della popolazione. Il 7 giugno presenteremo le nostre richieste al governo», hanno dichiarato i rappresentanti dell’opposizione in una riunione nella quale i membri di Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale), Nazioni Unite e alcuni leader religiosi hanno cercato di mediare tra le posizioni del governo e quelle dell’opposizione.

«Pensavo che l’opposizione esprimesse le sue preoccupazioni oggi – ha ribattuto il presidente Weah –, ma dicono che lo faranno il giorno della manifestazione. È un loro diritto, ma per me queste richieste avrebbero potuto essere messe sul tavolo nel corso di questo dialogo piuttosto che durante una manifestazione di strada».

L’ex stella del calcio ha promesso di «proteggere coloro che dimostrano e quelli che non lo fanno» e che «farà tutto il possibile» per evitare un ritorno alla violenza del passato. Molte personalità direttamente coinvolte nella guerra civile mantengono ancora posizioni importanti nelle sfere del potere politico ed economico.

Darius Dillon, uno dei leader dell’opposizione, ha smentito ogni intenzione di «interrompere il processo di pace» e ha spiegato che un «dialogo» potrebbe essere possibile solo se saranno pubblicati nel più breve tempo possibile i risultati dell’indagine su una controversa operazione monetaria effettuata nel 2018 e che aveva come scopo l’immissione nell’economia liberiana di 25 milioni di dollari di liquidità. Su questo punto George Weah ha preso tempo e ha dichiarato che il rapporto sarà reso pubblico a «breve».

La comunità internazionale è preoccupata per il rischio di violenze durante questa importante manifestazione, la più grande da quando George Weah è salito al potere nel gennaio 2018. Il timore è che tornino le violenze in un Paese che è stato scosso da una sanguinosa guerra civile (1989-2003) che ha provocato 250mila morti. Politici liberiani sono tornati a fare discorsi incendiari mettendo di nuovo contro l’élite «americano-liberiana», i discendenti degli schiavi liberati che hanno dominato la vita politica liberiana per 170 anni, e gli «indigeni», le popolazioni locali, gruppo cui appartiene George Weah.

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