di Valentina Giulia Milani
Mentre è in arrivo un nuovo farmaco preventivo, il Lenacapavir, il ritiro dei fondi smantella le reti cliniche nel Paese più colpito al mondo
I tagli ai finanziamenti statunitensi al Sudafrica stanno smantellando i programmi di prevenzione dell’Hiv proprio mentre il Paese si prepara a introdurre il nuovo farmaco preventivo Lenacapavir. A porre l’attenzione sulla problematica è un rapporto appena pubblicato dall’organizzazione Physicians for Human Rights.
Le conseguenze di America First
Il Sudafrica ospita la più grande popolazione mondiale di persone sieropositive, con circa otto milioni di individui – pari a un adulto su cinque – che vivono con il virus. Fino allo scorso anno, gli Stati Uniti coprivano circa il 17% del bilancio nazionale per l’Hiv, prima che l’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump riducesse gli aiuti nell’ambito della politica America First.
Il rapporto, intitolato «Wasted investments, looming crisis: the impact of U.S. global health funding cuts on Hiv in South Africa», sostiene che Washington abbia compromesso miliardi di dollari di investimenti abbandonando infrastrutture di ricerca, reti cliniche e programmi comunitari costruiti nel corso di anni. In particolare, viene evidenziato come i tagli abbiano colpito sistemi essenziali per la prevenzione, tra cui campagne di sensibilizzazione, servizi di test e programmi di educazione tra pari. Nel breve periodo, questo rischia di ostacolare la diffusione del Lenacapavir, un farmaco iniettabile per la prevenzione dell’Hiv somministrato due volte l’anno e arrivato nel Paese proprio questo mese.
Secondo l’analisi, i programmi finanziati dagli Stati Uniti costituivano l’ossatura della risposta sudafricana all’Hiv, soprattutto nelle comunità più vulnerabili. La loro riduzione ha già comportato la chiusura o il ridimensionamento di servizi chiave, con effetti diretti sull’accesso alle cure e sulla prevenzione. Il rapporto segnala che molte cliniche hanno ridotto le attività e che numerosi operatori sanitari e attivisti comunitari hanno perso il lavoro, indebolendo la capacità del sistema sanitario di raggiungere le popolazioni a rischio.
Comunità vulnerabili nel mirino
L’impatto è particolarmente evidente tra gruppi come comunità Lgbtq+, lavoratori del sesso e giovani, che dipendevano in larga misura da programmi di prossimità per l’accesso a informazioni e servizi. «Molte comunità non stanno più accedendo ai servizi», ha detto Yvette Raphael, direttrice esecutiva dell’organizzazione Advocates for the Prevention of Hiv in South Africa, citata da Reuters.
Il rapporto sottolinea inoltre che la riduzione dei fondi ha colpito anche i sistemi di raccolta dati e monitoraggio, rendendo più difficile valutare con precisione l’impatto complessivo della crisi. Tuttavia, le evidenze raccolte attraverso interviste indicano una diffusa interruzione dei programmi sia nelle strutture sanitarie sia a livello comunitario.
Progressi a rischio
Secondo l’organizzazione, il rischio è che i progressi ottenuti negli ultimi anni nella lotta all’Hiv vengano compromessi, proprio nel momento in cui nuove tecnologie e farmaci potrebbero accelerare la riduzione delle infezioni. In questo contesto, il Lenacapavir rappresenta un’opportunità significativa, ma la sua efficacia su larga scala dipenderà dalla capacità di ricostruire le infrastrutture di prevenzione e distribuzione.
Dati diffusi dal governo statunitense indicano che gli aiuti globali contro l’Hiv sarebbero stati formalmente mantenuti, ma mostrano un calo nei test e nelle diagnosi, suggerendo un indebolimento concreto degli sforzi di prevenzione. Il rapporto conclude che senza un ripristino dei finanziamenti e delle reti operative, il Sudafrica rischia di affrontare una nuova fase critica nella gestione dell’epidemia.



