di Andrea Spinelli Barrile
L’escalation di violenza tra gruppi jihadisti, banditi e forze armate mette a dura prova il nord del Paese, mentre esplode la guerra dell’informazione
La situazione della sicurezza nello Stato di Borno, nel nord della Nigeria, continua a deteriorarsi. Da sabato scorso è iniziata una serie di attacchi mortali contro civili, a cui si sono aggiunte rappresaglie e controattacchi a danno delle forze armate nigeriane, sullo sfondo di una guerra di comunicazione tra le autorità militari e i media. Una drammatica escalation di violenza che preoccupa profondamente il Paese.
L’offensiva jihadista nel Borno
Il 9 aprile è stato ucciso in un attacco il generale Oseni Braimah, comandante della 29ª Brigata dell’Operazione Hadin Kai. Insieme a lui, secondo il Comando dell’esercito nigeriano, sono morti un altro ufficiale e due soldati. L’attacco è stato attribuito allo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale (Iswap), una fazione di Boko Haram legata allo Stato Islamico, che ha colpito la base di Benisheikh. Da allora, la repressione dell’esercito ha portato a diversi scontri a fuoco con i gruppi armati, non soltanto islamisti, causando decine di morti e gravi danni collaterali.

Sabato scorso, secondo i media nigeriani, almeno 100 persone sono rimaste uccise in un raid aereo messo a segno dall’aeronautica sul mercato settimanale del villaggio di Jilli, tra Borno e Yobe, frequentato da commercianti transfrontalieri. L’attacco ha scatenato le proteste di personalità locali, leader politici e organizzazioni per i diritti umani, ma l’esercito ha difeso l’operazione, definendo l’obiettivo «un’enclave terroristica».
Numeri discordanti e guerra dell’informazione
Ufficialmente le vittime dell’attacco a Jilli sarebbero una quarantina, ma Amnesty International ha pubblicato un comunicato in cui parla di circa cento morti. Secondo diversi resoconti della stampa locale, il bilancio reale potrebbe persino toccare le 200 unità.

Parallelamente, a Monguno, il colonnello IA Muhammad è rimasto ucciso in un’imboscata insieme ad altri sei soldati: il convoglio è stato colpito da un ordigno esplosivo improvvisato azionato a distanza. L’Iswap ha rivendicato l’assalto, confermando una strategia sempre più aggressiva che, dall’inizio dell’anno, ha già portato all’uccisione di almeno quattro ufficiali di alto rango. In risposta, il Comando dell’Operazione Hadin Kai ha accusato alcuni media online di diffondere «immagini e video decontestualizzati, utilizzati per alimentare la disinformazione e seminare confusione», esortando la popolazione a fare affidamento solo sulle fonti ufficiali.
Banditismo e sequestri a nord-ovest
Il Borno non è l’unico fronte critico: lo Stato di Zamfara sta affrontando un’ondata di attacchi terroristici, con circa 33 persone uccise e oltre 200 rapite nel solo mese di aprile. La zona, vulnerabile al fenomeno del banditismo, vede le sue arterie stradali principali costantemente minacciate da bande armate dedite a rapine e sequestri di persona. L’ultimo episodio è avvenuto a Bunkasau, dove venerdì almeno 20 residenti sono stati uccisi e oltre 40 feriti.
Anhe nello Stato di Katsina un gruppo di uomini armati ha rapito più di 15 residenti di Zangon, chiedendo un riscatto di 150 milioni di Naira (circa 94.000 euro). In questa regione nord-occidentale, la crisi affonda le radici nello storico conflitto tra agricoltori e pastori, evolvendosi negli anni in un sistema di banditismo che ha causato centinaia di migliaia di vittime e oltre un milione di sfollati.



