Chi è Romuald Wadagni, l’economista che guiderà il Benin

di Tommaso Meo

È un economista affermato Romuald Wadagni, il nuovo presidente eletto della repubblica del Benin. Laureato alla Harvard Business School (Usa) e alla Scuola superiore degli affari di Grenoble, in Francia, Wadagni è un esperto in contabilità con un’esperienza pluriennale maturata presso le sedi francesi (Parigi, Lione), americane (Boston, New York) e africane (tutti i Paesi africani francofoni) della nota società di consulenza Deloitte.

Wadagni, nato il 20 giugno 1976 a Lokossa, è stato direttore generale della sede di Deloitte nella Repubblica Democratica del Congo fino alla sua nomina a ministro dell’Economia e delle Finanze il 6 aprile 2016. Il 25 maggio 2021 è stato promosso a ministro di Stato con lo stesso incarico. Dal 2018, è stato per tre volte riconosciuto come il miglior ministro delle Finanze dell’Africa, da parte della rivista Financial Afrik. Il riconoscimento, secondo alcuni osservatori, è andato oltre al personaggio per coronare i buoni risultati, dal punto di vista economico, raggiunti dal governo di Patrice Talon, il presidente uscente dopo due mandati alla guida del Paese.

Sotto la gestione Wadagni-Talon, il Benin ha registrato tassi di crescita del Pil costantemente alti, spesso superiori al 6% annuo. Questa performance ha reso il Paese una delle economie più dinamiche e resilienti all’interno dell’Uemoa (Unione Economica e Monetaria Ovest-Africana), persino durante le crisi globali recenti e le minacce jihadiste a nord del Paese. Wadagni è noto per aver operato un’efficace ristrutturazione del debito pubblico, sostituendo prestiti a breve termine e ad alto tasso d’interesse con debito a lungo termine e a costi inferiori. Questo ha permesso al Benin di emettere con grande successo diversi Eurobond sui mercati internazionali, guadagnando la fiducia delle agenzie di rating.

Le sue riforme hanno modernizzato l’amministrazione fiscale e finanziaria. L’International Budget Partnership (Ibp) ha classificato il Benin al primo posto tra i Paesi dell’Africa francofona per la trasparenza del bilancio pubblico. Durante il suo decennio al ministero, il bilancio nazionale del Benin è triplicato, permettendo al governo di investire in enormi progetti infrastrutturali e nello sviluppo di poli industriali. Wadagni ha spinto per un modello economico meno dipendente dalle sole esportazioni di materie prime (come il cotone), promuovendo l’industrializzazione, la digitalizzazione dei servizi pubblici e l’integrazione regionale.

La principale critica mossa dall’opposizione e dalla società civile è che la crescita del Pil non si è tradotta in un miglioramento reale e tangibile per gran parte della popolazione. Il tasso di povertà resta stimato oltre il 30% e le disuguaglianze socio-economiche sono rimaste profonde. Inoltre, il suo successo come ministro è avvenuto in un contesto politico in cui è stata progressivamente indebolita l’opposizione politica ed è stato limitato il contrappeso democratico.

La grande sfida del suo imminente mandato presidenziale sarà quella di trasformare questa solidità finanziaria in vero sviluppo umano e riduzione della povertà, e di correggere le derive che hanno limitato lo spazio politico plurale.

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