Festival di Cannes: il film premiato dalla critica

di claudia
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Oggi vi parliamo di Feathers, vincitore del premio della critica al Festival di Cannes. Opera prima del regista egiziano Omar El Zohairi il film è una tragicommedia surreale che, oltre all’umorismo, lascia spazio a una riflessione sul ruolo della donna nel lavoro e nella società.

di Annamaria Gallone

Al festival di Cannes, il vincitore del premio della critica è Feathers, del regista egiziano Omar El Zohairi. Una tragicommedia surreale e inquietante, con attori non professionisti e un crogiolo di stili.
Il film inizia alla maniera di un dramma social-realista, del tipo in cui il luogo polveroso e fatiscente in cui si svolge l’azione e i personaggi rimangono senza nome per sottolineare il fatto che questa è una storia che potrebbe accadere in qualsiasi momento, ovunque e da nessuna parte. Tutto è sporco, misero e fatiscente: la cucina con le strisce nere di grasso che colano sulle piastrelle, la biancheria letti sconquassati, le immondizie che si accumulano dovunque, i fumi mefitici delle vicine fabbriche che penetrano nel povero appartamento, i soldi sudici contati e ricontati in primo piano. La macchina da presa si trattiene, osservando l’andirivieni in una casa dove il padre patriarcale elargisce denaro contato alla moglie per fare la spesa. La donna è sottomessa, rassegnata, e mantiene sempre la stessa espressione mentre lava le pentole, lucida le scarpe in una stanza angusta e bada ai tre bambini, di cui uno poppante.

La monotonia della vita è rotta quando i genitori organizzano una festa di compleanno per il loro bambino di quattro anni. Palloncini, la torta con la candelina come di dovere, i vicini che ballano e anche 2 maghi prestigiatori e vengono portati dei maghi prestigiatori. I maghi chiedono al padre di entrare in una grande cassa e, con il potere della magia, lo trasformano in una gallina bianca. Il problema è che non possono farlo tornare indietro. La moglie deve dunque affrontare la sfida di essere il capofamiglia per la prima volta nella sua vita, con un carico di debiti da pagare. Come se non fosse abbastanza difficile, è sotto pressione per pagare l’affitto, dato che suo marito è rimasto indietro con i pagamenti. La moglie è determinata a prendersi cura del suo marito pollo, dandogli anche dei cereali nel loro letto coniugale. Comincia a rendersi conto che il pollo potrebbe essere più riconoscente di quanto lo sia mai stato suo marito.

Mentre lo spettatore ride (e prova anche un senso di schifo) il film si sviluppa, esaminando il posto della donna nel lavoro e nella società. La moglie mite e sottomessa, si trasforma man mano, prende iniziative, rifiuta un finto benefattore che vuole fare sesso e quando il marito le viene restituito come un relitto, alla fine decide di soffocarlo sotto un cuscino, perché ormai ha capito il senso della sua vita.

Un buon debutto per un regista che ha il senso dello humor.

L’autrice dell’articolo, Annamaria Gallone, tra le massime esperte di cinema africano, terrà a Milano il 16 e 17 Ottobre 2021 il seminario “Schermi d’Africa” dedicato alla cinematografia africana. Per il programma e le iscrizioni clicca qui

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