Al via a Milano la 35ª edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

di Tommaso Meo
Fescaaal 2026

Il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (Fescaaal) è arrivato quest’anno alla sua 35ª edizione. Un lungo percorso iniziato alla scoperta del cinema africano, in seguito allargatosi all’’Asia e all’America Latina, con l’impegno costante di portare in Italia le nuove voci del cinema globale.

La cerimonia di apertura è prevista per domani, venerdì 20 marzo, al Cinema Godard della Fondazione Prada, come è ormai tradizione. Il film sarà No Good Men,(Kabul Jan) della regista afghana Shahrbanoo Sadat, a cui sarà dedicata anche una retrospettiva che offrirà l’occasione di attraversare un cinema libero, intimo e profondamente politico, capace di reinventare le forme del racconto senza smarrire il contatto con la realtà. Una scelta che pone subito in rilievo l’attenzione al cinema femminile e l’impegno civile che orienta tutta la linea editoriale del festival, film capaci di interpretare il presente senza smarrire le proprie radici.

Quarantasette film, di cui 21 realizzati da donne, 23 prime italiane, 1 prima internazionale e 1 prima europea. Saranno 10 giorni tutti dedicati a lunghi e cortometraggi provenienti da tre continenti, Africa, Asia, America Latina, con un focus particolare sulle anteprime italiane, con la presenza della maggior parte dei registi. Il Fescaaal si conferma anche come luogo di riflessione critica: con Palestine 36 ci riporta alle radici di un conflitto che continua a interrogare il presente. Il concorso Finestre sul mondo, come d’abitudine, propone una panoramica dei migliori titoli della stagione 2025 in anteprima italiana, arricchita da alcune anticipazioni del 2026 che arrivano direttamente dalla Berlinale.

Nelle varie edizioni si sono avvicendati tutti i Maestri del Cinema Africano, da Ousmane Sembene, a Idrissa Ouédraogo, a Souleymane Cissé a Djbril Diop Mambety. Quest’anno il focus rimane sul continente africano: sui 10 film in concorso quattro sono africani: Safe exit dell’egiziano Mohammed Hammad, presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino 2026; sempre dall’Egitto, Aisha can’t fly away di Murad Mustafa; Laundry, opera prima del Sudafricano Zamo Mkhwanazi e Promis le ciel della franco-tunisina Erige  Sehire, che già l’anno scorso aveva portato un suo film al festival e nella sezione Flash dalla Berlinale il film Dao di Alain Gomis, un altro regista “cresciuto” nel nostro Fescaaal.

E poi la sezione dei cortometraggi, interamente dedicata all’Africa, nella quale vengono alla luce i nuovi talenti. Qui, negli anni, sono emersi grandissimi registi come Abderrhamane Sissoko, che, giovanissimo, aveva presentato iI suo film di laurea girato a Mosca, doveva aveva studiato. I corti di questa edizione provengono da Nigeria, Tunisia, Haiti, Marocco, Mozambico, Sudafrica, Egitto e dalla Francia, dove ormai vivono tanti registi di origine africana.

Lo zoom sul continente africano comprenderà anche la 9ª edizione di Africa Talks, che quest’anno esplora le profonde conseguenze della colonizzazione sul patrimonio culturale africano e il rapporto tra arte e memoria. Il talk esplorerà diverse sfaccettature del tema: dalla decolonizzazione delle istituzioni museali al dibattito sulla restituzione delle opere trafugate in epoca coloniale, dalle piattaforme digitali del patrimonio, ai diritti culturali e all’accessibilità, fino al ruolo delle comunità locali nella costruzione delle narrazioni museali.

Il Festival si svolgerà in modalità ibrida, cioè in sala a Milano alla Cineteca Milano Arlecchino, al Cineteca Milano Mic, all’Auditorium San Fedele e al Cinema Godard e online in tutta Italia sulla piattaforma MYmovies.it.

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