Eid al-Fitr: così i gruppi armati trasformano una festività in propaganda

di Valentina Milani
boko haram
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Aiuti concreti alle famiglie, cibo, perfino soldi. Così al-Shabaab in Somalia e Iswap in Nigeria stanno celebrando l’Eid al-Fitr, la festività islamica che chiude il sacro mese del Ramadan. Mentre già due giorni fa a Kismayo come a Garowe, i residenti si affollavano attorno ai negozi e ai mercati per prepararsi alla festa, in altre città somale dove più forte è la presenza di Shabaab, quest’ultima organizzava la distribuzione gratuita di beni di prima necessità, di vestiti, anche di copie del Corano. 

In questo modo, le celebrazioni della festa si sono trasformate in uno strumento di propaganda e allo stesso tempo in una sorta di esibizione di forza rispetto alle autorità centrali di Mogadiscio. Un po’ come avvenuto in alcune zone della Nigeria. 

In Nigeria, mentre il presidente nigeriano Muhammadu Buhari inviava “i suoi migliori auguri a tutti i nigeriani e musulmani in tutto il mondo in occasione dell’Eid Al Fitr dopo il completamento di un mese di digiuno”, l’Iswap – costola dissidente di Boko Haram guidata da Abubakar Shekau – ha scelto di inviare alle popolazioni degli Stati di Borno e Yobe regali più concreti – cibo e soldi – mostrando di essere capace di fornire servizi essenziali alla popolazione

L’Iswap ha inaugurato questa strategia di proselitismo dai suoi esordi, riuscendo a raddoppiare in poco tempo il numero degli affiliati, come rilevato dal think tank International Crisis Group e da altri istituti di ricerca. Lo ha fatto anche quest’anno distribuendo cibo nei villaggi e facendo circolare attraverso i social network le immagini che documentavano il servizio e il gradimento della popolazione.

La testata di inchiesta Sahara Reporters ha riferito di essere stata presente a una di queste distribuzioni e di aver potuto verificare il contenuto dei pacchi dono: riso, fagioli, miglio, mais, zucchero, pasta e denaro.

Boko Haram al contrario dei “cugini” dell’Iswap sembra avere optato per una strategia diversa, che è quella di incrementare gli attacchi nel periodo del Ramadan. L’ultimo risale a due giorni fa e ha colpito gli abitanti di Maiduguri, capitale dello Stato di Borno, impegnati nella rottura del digiuno.

Ma la strategia vincente sembra quella dell’Iswap. Al gruppo ha di fatto permesso di “pescare” sostenitori anche all’interno di gruppi etnici non immediatamente collegati. “Sebbene la sua leadership sia in gran parte di etnia Kanuri, l’Iswap ha reclutato in modo significativo tra le comunità lacustri, in particolare l’etnia Buduma, molti dei quali si guadagnano da vivere con la pesca”, osservava l’International Crisis Group nel suo report del 2019 sulle strategie di reclutamento dei gruppi terroristi.

L’Istituto per gli studi sulla sicurezza (Iss) ha fatto osservazioni simili. “Nell’ambito di questo approccio, deve essere affrontato l’aspetto ideologico della crisi. La capacità del gruppo di reclutare è uno dei motivi principali della sua espansione, quindi una comprensione più profonda dei suoi modelli di reclutamento e dei meccanismi operativi è fondamentale”, ha scritto il ricercatore senior dell’Iss Remadji Hoinathy.

(Stefania Ragusa)

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