Dagli aiuti agli investimenti: la scommessa italiana in Africa

di Tommaso Meo

Per decenni la cooperazione con il continente africano si è basata sugli aiuti. Oggi l’Italia, attraverso il Piano Mattei, il Fondo Italiano per il Clima e la partnership con l’Undp, punta a un modello diverso: preparare progetti solidi, capaci di attrarre capitali pubblici e privati. Un cambio di paradigma che mira a trasformare le priorità di sviluppo in investimenti concreti e duraturi

di Udp/Italia

Per decenni i rapporti tra Europa e Africa si sono basati su una logica semplice: i Paesi sviluppati erogavano aiuti, quelli africani li ricevevano. Un modello che ha prodotto risultati importanti, ma che ha anche alimentato una dipendenza strutturale, relegando il continente al ruolo di destinatario di sovvenzioni più che di investimenti. Oggi questo paradigma sta cambiando. La terza Relazione annuale sul Piano Mattei per l’Africa mostra come l’Italia stia cercando di favorire il passaggio dagli aiuti agli investimenti. La strategia italiana punta a costruire le condizioni affinché i progetti diventino finanziabili.Attraverso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Fondo Italiano per il Clima, dotato di 4,4 miliardi di euro, Roma sostiene non solo singole iniziative, ma l’infrastruttura istituzionale necessaria per attrarre capitali pubblici e privati.

In questo quadro si inserisce la collaborazione con l’Undp (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) e il rilancio, nel 2022, del Centro di Roma per il clima e l’energia. Il Centro fornisce oggi assistenza tecnica in 69 Paesi e rappresenta il punto di incontro tra la finanza climatica italiana e la rete operativa dell’Undp. I suoi principali programmi – Youth4Climate, Pista ed Energy for Growth in Africa – condividono la stessa filosofia: il vero ostacolo allo sviluppo non è tanto la scarsità di risorse finanziarie, quanto la mancanza di progetti sufficientemente solidi per attrarre investimenti. È questo il cosiddetto project preparation gap. In Africa gli impegni finanziari non mancano, ma spesso mancano studi di fattibilità, valutazioni ambientali, modelli economici e strumenti di mitigazione del rischio che consentano ai finanziatori di investire con fiducia.

Per colmare questo divario è nato nel 2024 il programma Pista (Platform for Investment Support and Technical Assistance), che accompagna i progetti dalla fase di progettazione fino all’accesso ai finanziamenti. Finora ha sostenuto 16 iniziative, contribuendo a mobilitare circa 100 milioni di dollari, mentre altri 310 milioni sono in fase avanzata di negoziazione. Un secondo ciclo di sei nuovi progetti potrebbe sbloccare oltre un miliardo di dollari di investimenti, dall’economia blu in Tanzania all’espansione della rete elettrica in Angola. Tra gli esempi figurano il progetto Perzi in Mauritania, dedicato all’elettrificazione rurale; il progetto Seti in Egitto per la decarbonizzazione industriale; e il programma Saep Djoué nella Repubblica del Congo, che rafforza la resilienza climatica attraverso grandi infrastrutture idriche. Tutti sono concepiti per attirare capitali pubblici e privati e rafforzare la capacità produttiva locale. Analoga è la logica di Energy for Growth in Africa, lanciato dal G7 nel 2024 per accelerare gli investimenti nelle energie rinnovabili. Pur disponendo del 60% delle migliori risorse solari del pianeta, l’Africa riceve appena il 2% degli investimenti mondiali nell’energia pulita. Ridurre questo squilibrio richiede competenze tecniche, presenza sul territorio e una solida capacità di sviluppare progetti bancabili.

Anche il settore privato italiano inizia a trovare spazio in questa strategia, non più come semplice fornitore di programmi di cooperazione, ma come partner industriale e investitore. Dalla gestione dei rifiuti alla geotermia, le competenze italiane possono inserirsi in un portafoglio di iniziative costruite secondo criteri di sostenibilità economica. Il Piano Mattei punta infatti a sostituire la logica dell’assistenza con quella del partenariato, fondato su interessi condivisi. Restano però ostacoli importanti: rischio di cambio, limitato accesso al credito e mercati finanziari poco sviluppati continuano a frenare gli investimenti. Tuttavia, il lavoro svolto negli ultimi tre anni dimostra che la preparazione dei progetti è diventata un elemento decisivo. Trasformare un’idea in un investimento concreto richiede competenze, istituzioni e relazioni: è questo il capitale che la collaborazione tra Italia e Undp sta cercando di costruire.

Credito foto: Rizacan Kumas – UNDP Rome Centre

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