Tra fast food e noodles c’è un’Africa che ingrassa

di Tommaso Meo

A Nairobi come a Lagos, il continente affronta una doppia emergenza: mentre persistono fame e insicurezza alimentare, cresce l’obesità tra adulti e giovani. Urbanizzazione cibi ultra-processati e stili di vita sedentari modificano diete e salute, aumentando diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari. La sfida: ripensare sistemi alimentari e politiche sanitarie

di Sibongile Mathebula

Nairobi, periferia est. In una piccola clinica privata le infermiere misurano pressione e glicemia a una fila crescente di pazienti. Molti hanno poco più di quarant’anni, ma convivono già con diabete, ipertensione od obesità. Fino a pochi decenni fa, la principale emergenza sanitaria in questa parte della città era la denutrizione; oggi, paradossalmente, sovrappeso e malattie croniche stanno diventando una delle minacce più diffuse per la salute pubblica, non solo in Kenya. La scena racconta una trasformazione silenziosa ma rapidissima, che attraversa città e campagne del continente, dal Cairo a Città del Capo.

L’aumento dell’obesità è legato a cambiamenti profondi: urbanizzazione accelerata, stili di vita sempre più sedentari, diffusione di alimenti ultra-processati e mutamenti culturali che in alcuni contesti continuano ad associare il corpo robusto alla prosperità economica. A livello globale, centinaia di milioni di bambini e adolescenti convivono con un eccesso ponderale, un incremento costante, negli ultimi vent’anni, dovuto ad ambienti alimentari dominati da prodotti industriali ad alto contenuto calorico. Nell’Africa subsahariana la crescita è particolarmente rapida e, insieme, paradossale: l’eccesso di peso convive con sacche persistenti di insicurezza alimentare. Nei villaggi del nord del Kenya, per esempio, una parte significativa della popolazione soffre ancora la fame, mentre l’obesità tra gli adulti continua a crescere, soprattutto nelle città, segnalando profonde disuguaglianze nutrizionali. Il continente vive così una vera “doppia transizione”: scarsità ed eccesso coesistono negli stessi territori, talvolta perfino nelle stesse famiglie.

Nairobi, Kenya: Virginia Muthoni, 28 anni, mentre la dietista Lyudmyla Shchukina le misura il peso. Foto: Panos

Hamburger e pasta istantanea

A migliaia di chilometri da Nairobi, a Lagos, i marchi globali del fast food dominano ormai il paesaggio urbano, attirando folle di giovani e famiglie provenienti tanto dai quartieri residenziali quanto dalle periferie più fragili. I locali luminosi e standardizzati sono diventati nuovi spazi di socialità, simboli di modernità e accessibilità economica. Qui il cambiamento delle abitudini alimentari attraversa generazioni e classi sociali diverse: cibi ricchi di zuccheri, grassi e sale sostituiscono progressivamente le diete tradizionali, mentre la vita urbana riduce il movimento quotidiano. La necessità di preparare pasti rapidi ed economici ha favorito la diffusione massiccia dei noodles istantanei, prodotti ultra-processati diventati simbolo della nuova alimentazione urbana. Solo in Nigeria se ne consumano oltre 2,8 miliardi di confezioni all’anno, pari a milioni di porzioni ogni giorno, collocando il Paese tra i maggiori consumatori mondiali.

Nairobi, Kenya: un ragazzo che mangia un hamburger con patatine fritte in un bar del Central Business District. Foto: Panos

Dinamiche simili interessano altre città: a Port Harcourt, i chioschetti tradizionali continuano a servire piatti tipici come le zuppe piccanti accompagnate da igname e manioca, ma le catene internazionali hanno ormai conquistato gli spazi della convivialità urbana, cambiando radicalmente la dieta quotidiana delle nuove generazioni. Il risultato è una trasformazione silenziosa ma profonda: la praticità e il basso costo prevalgono sulla qualità nutrizionale, contribuendo alla diffusione di sovrappeso, obesità e malattie croniche in ampie fasce della popolazione urbana. La modernizzazione alimentare non coincide più con un miglioramento della salute, ma genera una nuova vulnerabilità metabolica destinata a pesare sempre più sui sistemi sanitari già fragili.

Giovani a rischio

È un mutamento che riflette una tendenza continentale. In Nigeria, circa un adulto su cinque è in sovrappeso, mentre l’obesità riguarda circa il 7% della popolazione. In Sudafrica quasi quattro adulti su dieci presentano un eccesso di peso e il 16% è obeso: qui le malattie legate all’obesità hanno superato quelle associate all’Hiv come causa di morte, segnando un passaggio storico nel profilo sanitario nazionale. In Kenya, oltre la metà degli adulti è in sovrappeso e uno su cinque è obeso. Il diabete è diventato una delle principali cause di mortalità, strettamente connessa all’aumento del sovrappeso e alla diffusione di stili di vita sedentari. L’espansione dei prodotti alimentari trasformati – cresciuti del 16% tra il 2018 e il 2023 – ha spinto il governo a introdurre etichette nutrizionali e avvertenze sanitarie sugli alimenti confezionati.

Ghana ed Egitto mostrano valori ancora più alti, con quote di sovrappeso e obesità che raggiungono rispettivamente il 38% e oltre il 70% della popolazione adulta. Numeri che descrivono un continente in cui la malnutrizione non è scomparsa, ma si affianca sempre più all’eccesso calorico. Le proiezioni epidemiologiche indicano una crescita particolarmente rapida tra i più giovani dell’Africa subsahariana: la prevalenza dell’obesità è destinata a raddoppiare entro metà secolo, con oltre l’11% dei bambini tra 5 e 14 anni coinvolti, mentre nel Nord Africa e Medio Oriente le stime superano il 35%. Molti sistemi sanitari africani non sono preparati a gestire l’aumento delle malattie non trasmissibili – diabete, patologie cardiovascolari, ipertensione –, che richiedono cure lunghe e costose. L’obesità è ormai considerata una minaccia strutturale per la salute pubblica continentale, al punto da entrare stabilmente nell’agenda delle istituzioni sanitarie africane, dall’Africa Cdc (l’organismo dell’Unione Africana per la salute) ai ministeri locali.

Una donna obesa si sottopone a un controllo della pressione arteriosa in un centro sanitario di Korogocho. Foto: Panos

Le risposte possibili

Gli esperti attribuiscono la crisi dell’obesità alle transizioni nutrizionali globali: aumento del consumo di bevande zuccherate, diffusione di cibi ultra-processati, accesso limitato ad alimenti freschi e riduzione dell’attività fisica nelle città in espansione. L’obesità non appare più come una semplice questione di scelte personali, ma il risultato di ambienti alimentari squilibrati e politiche urbane insufficienti. Le conseguenze sanitarie sono profonde: crescita del diabete di tipo 2, delle malattie cardiovascolari e dell’ipertensione, con impatti diretti sull’aspettativa di vita e sulla sostenibilità economica dei sistemi sanitari. Organizzazioni internazionali sollecitano interventi strutturali: regolazione della pubblicità dei cibi ultra-processati, etichettature nutrizionali chiare, programmi alimentari scolastici, pianificazione urbana favorevole all’attività fisica e maggiore accesso a prodotti freschi.

L’Organizzazione mondiale della sanità propone inoltre politiche fiscali mirate – come l’aumento delle accise su bevande zuccherate, alcol e tabacco – capaci di ridurre i consumi nocivi e finanziare la sanità pubblica. Esperienze di altri continenti dimostrano che etichette di avvertenza ben visibili possono modificare rapidamente i comportamenti dei consumatori, spingendo le famiglie a preferire alimenti più sani. Dalla clinica di Nairobi al ristorante tradizionale di Lagos emerge lo stesso racconto: l’Africa sta passando dall’emergenza della scarsità a quella dell’eccesso. In entrambi i casi, si parla di malnutrizione. La crescita economica e urbana ha ampliato l’accesso al cibo, ma senza politiche nutrizionali adeguate rischia di generare una nuova crisi sanitaria. Contrastare l’obesità significa proteggere il capitale umano del continente più giovane del pianeta. Senza un’inversione di rotta, l’aumento delle malattie croniche potrebbe frenare sviluppo economico, produttività e aspettativa di vita. La sfida non riguarda solo la salute individuale, ma la costruzione di sistemi alimentari più equi, sani e sostenibili. Ed è su questo terreno che si giocherà una delle partite decisive della salute globale nei prossimi decenni.

Questo servizio è uscito sul numero 3/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

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