Un rapporto dell’Oim rivela i buchi neri statistici lungo le rotte africane e nel Mediterraneo: oltre la metà dei decessi resta senza dati anagrafici, nascondendo la reale portata delle tragedie che colpiscono i più giovani
di Valentina Giulia Milani
Le morti di bambini e adolescenti lungo le rotte migratorie africane e nel Mediterraneo sono sottostimate. La causa principale risiede nella difficoltà di documentare i decessi e identificare con precisione l’età delle vittime. È quanto emerge dal rapporto “Documentare le morti dei minori migranti” (Documenting the Deaths of Child Migrants), pubblicato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) con il sostegno dell’Alleanza internazionale per i dati sui minori in movimento (Idac). Il documento richiama l’attenzione sulle profonde lacune statistiche relative alle principali direttrici migratorie, comprese quelle che attraversano il Sahara e collegano le coste nordafricane all’Europa.
Il buco nero dei dati: oltre la metà dei decessi senza età
Secondo il documento, tra il 2014 e il 2025 il progetto Migranti scomparsi (Missing Migrants Project) dell’Oim ha registrato almeno 4.414 morti di minori nel mondo, a fronte di quasi 81.000 migranti complessivamente deceduti o dispersi. In 44.862 casi, pari al 55,5% del totale, non è però disponibile alcuna informazione sull’età delle vittime. Il numero effettivo dei bambini e degli adolescenti che hanno perso la vita potrebbe quindi essere di gran lunga superiore a quello documentato.
Il problema emerge con particolare evidenza nel Mediterraneo centrale, lungo la rotta che collega Libia e Tunisia all’Italia e a Malta. Nel 2024, secondo i dati dell’Oim, i minori rappresentavano il 19% degli arrivi registrati nei due Paesi europei, ma soltanto il 2% delle morti documentate lungo la stessa rotta. Questa discrepanza evidenzia la carenza di informazioni demografiche sui profili delle vittime: senza registrazioni puntuali, diventa impossibile quantificare quanti bambini e adolescenti siano annegati durante le traversate.
Le difficoltà di identificazione riguardano soprattutto i naufragi con corpi non recuperati e gli incidenti lungo percorsi terrestri isolati. Il rapporto distingue tra le morti di minori non registrate e quelle che, pur essendo documentate, non contengono dettagli sufficienti sull’età della vittima. Quest’ultimo fattore interessa in particolare gli adolescenti, spesso classificati erroneamente come adulti.
L’inferno del Sahara miete più vittime del mare
Un precedente rapporto dell’Oim, pubblicato nel 2019 e dedicato ai minori migranti scomparsi, aveva già documentato la dimensione africana del fenomeno. Tra il 2014 e il 2018 l’organizzazione ha registrato almeno 337 morti di minori nel continente: 144 in Nordafrica e 113 in Africa occidentale. Più della metà dei decessi in Africa occidentale riguardava minori deceduti durante il transito attraverso il Niger, principalmente verso Algeria e Libia, in un quadro di stime ampiamente parziale.
Le condizioni affrontate dai migranti lungo le rotte terrestri africane sono state esaminate anche in uno studio del luglio 2024 condotto congiuntamente da Oim, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e Centro per le migrazioni miste (Mmc), intitolato “In questo viaggio, a nessuno importa se vivi o muori”. Secondo le tre organizzazioni, il numero di persone che attraversano il Sahara supera quello di chi attraversa il Mediterraneo, e le morti nel deserto sarebbero il doppio di quelle registrate in mare: stime costantemente al ribasso a causa della complessità di monitorare aree così vaste e isolate.
Lo studio documenta violenze sistematiche, sequestri, sfruttamento e altre gravi violazioni dei diritti umani lungo i percorsi che attraversano Sahel e Sahara. Tra i principali contesti a rischio per la sopravvivenza figurano Libia, Niger e Mali. L’indagine, basata su testimonianze raccolte tra il 2020 e il primo trimestre del 2023, individua come snodi critici del deserto località quali Agadez in Niger, Kufra e Sabha in Libia, e Tamanrasset in Algeria.
Il bilancio record nel Golfo di Aden
I rischi non si limitano al Mediterraneo centrale. Un rapporto dell’Oim sui movimenti dall’Africa occidentale e settentrionale verso le Isole Canarie evidenzia che nel 2025 si sono verificati 54 naufragi lungo la rotta atlantica, con almeno 1.214 persone morte o disperse. Nello stesso anno, 17.788 migranti hanno raggiunto l’arcipelago via mare: il 62% in meno rispetto ai 46.843 del 2024. L’organizzazione sottolinea che le imbarcazioni disperse alla deriva e i naufragi fantasma rendono estremamente difficile accertare il numero effettivo delle vittime, e i dati aggregati non permettono di isolare con esattezza la quota di minori.
Un’altra direttrice ad alto tasso di mortalità attraversa il Corno d’Africa e collega Etiopia, Gibuti e Somalia allo Yemen attraverso il Golfo di Aden, puntando verso la Penisola arabica. Secondo il rapporto annuale 2025 della Matrice di monitoraggio degli spostamenti (Dtm) dell’Oim, lungo questo percorso si sono contati 922 tra morti e dispersi, contro i 558 del 2024. Si tratta del bilancio annuale più drammatico dall’avvio del progetto Migranti scomparsi nel 2014, portando il totale lungo la rotta orientale ad almeno 4.368 vittime.
Sempre secondo l’Oim, nel 2025 i flussi in uscita su questa rotta sono aumentati del 18%, salendo da 430.200 a 506.600 persone. Nei soli centri di risposta ai migranti sono stati assistiti 5.200 minori (un quarto del totale delle persone supportate), il 46% dei quali viaggiava senza accompagnatori. Tra i minori seguiti in queste strutture nel primo trimestre del 2025, l’86% ha segnalato la privazione di servizi essenziali e il 37% ha subito violenze fisiche o psicologiche, con punte del 46% tra le ragazze; il 13% dei ragazzi ha inoltre riferito periodi di reclusione o detenzione arbitraria.
La necessità di registri coordinati
Il rapporto evidenzia come la qualità e la natura delle fonti incidano direttamente sulle lacune statistiche. Su scala globale, le rilevazioni delle forze di polizia e delle autorità medico-legali — le uniche in grado di verificare l’età con certezza — coprono appena il 18% delle morti censite dal progetto Migranti scomparsi. Di conseguenza, dei 4.414 decessi di minori registrati tra il 2014 e il 2025, soltanto 820 sono certificati da canali istituzionali. Il resto delle informazioni poggia sul lavoro di ong, testimonianze dirette e cronache giornalistiche.
Per colmare questo vuoto, l’Oim raccomanda agli Stati di potenziare i sistemi di registrazione civile e identificazione, raccogliendo in modo sistematico i dati su età e generalità attraverso un coordinamento stretto tra magistratura, servizi sanitari e attori umanitari. L’ente propone inoltre l’adozione di modelli statistici condivisi e trasparenti per stimare i naufragi e i decessi non documentati, distinguendo chiaramente i riscontri certi dalle stime previsionali. Disporre di metriche affidabili rappresenta il presupposto imprescindibile per misurare i rischi reali e predisporre interventi di protezione mirati per i minori lungo i percorsi migratori.



