Dal Malawi arrivano le scarpe da ginnastica prodotte con rifiuti riciclati

di Tommaso Meo
L'imprenditore Sothini Shaba

L’imprenditore malawiano Sothini Shaba, fondatore del marchio di calzature Tefillah, si prepara ad avviare la produzione di scarpe da ginnastica realizzate con bottiglie di plastica riciclate, gomma recuperata e cotone biologico. Shaba ha spiegato all’agenzia di stampa Malawi News Agency che sta lavorando alla creazione di impianti locali per il trattamento dei materiali e la fabbricazione delle calzature, in modo da promuovere lo sviluppo di un’industria manifatturiera sostenibile nel proprio Paese.

Fondata nel 2023, Tefillah ha già sviluppato e sperimentato alcuni prototipi attraverso collaborazioni con partner industriali in Indonesia. Il progetto si basa sui principi dell’economia circolare, che prevedono il recupero e il riutilizzo delle materie prime per prolungarne il ciclo di vita e ridurre l’impatto ambientale della produzione. In particolare, le bottiglie di plastica riciclate saranno trasformate in componenti delle scarpe, mentre la gomma recuperata verrà utilizzata per realizzare le suole esterne. Il cotone biologico sarà invece impiegato nella struttura delle calzature.

L’azienda vorrebbe inoltre introdurre un passaporto digitale del prodotto basato sulla tecnologia blockchain, che consentirà ai consumatori di conoscere la provenienza dei materiali, le emissioni di carbonio associate alla produzione e le condizioni di lavoro lungo la filiera. Il sistema fornirà anche informazioni sulle possibilità di riparazione, rivendita e riciclaggio delle scarpe al termine del loro utilizzo.

Secondo Shaba, il progetto deve fare o conti con la limitata disponibilità di materiali sostenibili nel continente africano e la carenza di sistemi affidabili per la raccolta e il trattamento dei rifiuti. La localizzazione delle attività industriali in Malawi dovrebbe contribuire a superare alcuni di questi ostacoli.

L’obiettivo di Tefillah è raggiungere entro cinque anni una produzione superiore a 200.000 paia di scarpe all’anno, realizzando impianti per il trattamento dei materiali e la fabbricazione delle calzature in Malawi e in almeno altri due Paesi africani. Secondo il fondatore, l’iniziativa vuole anche dimostrare che i marchi nati in Africa possono contribuire alla transizione verso modelli produttivi circolari, combinando sostenibilità ambientale, innovazione e opportunità di lavoro.

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