Un porto sicuro in Egitto per i registi che scappano dalle guerre

di Tommaso Meo

L’iniziativa sviluppata con il festival di Rotterdam offre formazione, contatti internazionali e visibilità ai cineasti del Medio Oriente e del Nordafrica costretti all’esilio dai conflitti

di Valentina Giulia Milani

Prende il via in Egitto Safe Harbour Mena, un programma di sostegno ai cineasti costretti a lasciare il proprio Paese a causa di conflitti e migrazioni forzate in Medio Oriente e Nordafrica. L’iniziativa è stata avviata nell’ambito della nona edizione del Festival del cinema di El Gouna, inaugurata il 15 ottobre nella località turistica sul Mar Rosso e in programma fino al 23 ottobre. L’obiettivo è offrire ai registi emergenti opportunità di formazione, assistenza nello sviluppo dei progetti e contatti con l’industria cinematografica internazionale.

Secondo un comunicato congiunto del Festival del cinema di El Gouna (Gff), del Festival internazionale del cinema di Rotterdam (Iffr) e del Fondo internazionale per i talenti cinematografici emergenti (Ieftf), si tratta della prima applicazione regionale di Safe Harbour. Il programma è stato sviluppato in collaborazione con l’Ieftf e lanciato durante il festival di Rotterdam nel 2026. L’iniziativa si rivolge ai professionisti che hanno subito sfollamenti o migrazioni forzate. I beneficiari incontrano infatti difficoltà nell’accesso ai finanziamenti, alle reti professionali e alle opportunità di sviluppo dei propri progetti.

I quattro registi selezionati

Sono quattro i cineasti selezionati per partecipare al percorso: i sudanesi Hadi Bakhit, con The Search for Memory of a Lost Homeland, Ahmed Nagm Eldin, con Sabary, e Yasir Faiz, con The Martyr’s Wedding, oltre al siriano Ezel Manay, con Temporary Protection. I partecipanti, attualmente sfollati in diversi Paesi della regione, seguiranno un percorso di formazione a distanza e in presenza a El Gouna. Avranno inoltre la possibilità di presentare le proprie opere ai professionisti riuniti nell’ambito di CineGouna, la piattaforma del festival dedicata all’industria del settore.

Un ponte tra Rotterdam e il Mar Rosso

Amr Mansi, cofondatore e direttore esecutivo del Festival di El Gouna, ha sottolineato che il programma rientra nell’impegno della manifestazione a dare voce a chi rischia di rimanere escluso dal racconto cinematografico. Il festival, tramite . Il festival, tramite la sua missione Cinema for Humanity, promuove il grande schermo come strumento di espressione e sensibilizzazione sulle questioni umanitarie.

La responsabile delle attività professionali dell’Iffr, Marten Rabarts, ha ricordato che il programma Safe Harbour è stato lanciato quest’anno nell’ambito di CineMart, il mercato di coproduzione del festival di Rotterdam, per sostenere autori in situazioni di particolare vulnerabilità. L’estensione del progetto al Medio Oriente e al Nord Africa vuole offrire ai registi sfollati un accesso diretto alle reti internazionali di produzione e distribuzione.

Secondo Marco Orsini, fondatore dell’Ieftf, la collaborazione tra Rotterdam ed El Gouna permette di collegare due comunità e di creare nuove opportunità per i professionisti costretti ad abbandonare la propria terra. Orsini ha sottolineato che gli autori devono essere riconosciuti per il loro talento e per le storie che intendono raccontare, indipendentemente dalle circostanze che li hanno costretti a migrare.

Lo spazio per il fondo di Cate Blanchett

Il Festival di El Gouna ospita inoltre le prime proiezioni regionali di quattro film sostenuti dal Fondo per il cinema sullo sfollamento (Displacement Film Fund, Dff): Allies in Exile di Hasan Kattan, Rotation di Maryna Er Gorbach, Sense of Water di Mohammad Rasoulof e Super Afghan Gym di Shahrbanoo Sadat. Il fondo, cofondato e guidato dall’attrice e produttrice Cate Blanchett, sostiene i registi sfollati e gli autori impegnati a raccontare le esperienze dei profughi. La gestione della struttura è affidata, in qualità di partner, all’Hubert Bals Fund della kermesse di Rotterdam.

Andrew Mohsen, direttore artistico della manifestazione, ha ribadito l’importanza di offrire ai cineasti una piattaforma attraverso cui presentare i propri lavori al pubblico e agli operatori del settore. Mohsen ha infine sottolineato la crescente necessità di programmi specificamente dedicati agli autori colpiti dalle crisi umanitarie

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