Curare l’Hiv là dove la strada finisce: la scommessa vinta di Medicus Mundi in Mozambico

di Tommaso Meo

Portare la terapia antiretrovirale fuori dagli ospedali e nelle comunità più isolate ha cambiato la lotta all’Hiv nella provincia mozambicana di Inhambane. In otto anni le Brigadas Móveis di Medicus Mundi Italia hanno raggiunto migliaia di persone escluse dalle cure, migliorando diagnosi, continuità terapeutica e controllo della malattia. Un modello di cooperazione che rende il sistema sanitario più equo e accessibile

di Carlo Cerini – Medicus Mundi Italia 

Il 7 gennaio 2017 è una data destinata a segnare un prima e un dopo nell’azione di cooperazione di Medicus Mundi Italia in Mozambico. Quel giorno, grazie alla collaborazione con le autorità sanitarie del distretto di Morrumbene, la terapia antiretrovirale (Tarv) per le persone con Hiv uscì per la prima volta dagli ospedali per raggiungere le comunità più isolate, là dove il sistema sanitario pubblico non riusciva ad arrivare. «Sono farmaci sprecati, non ne abbiamo abbastanza»; «Le persone di quei villaggi sono ancora piene di paure e pregiudizi, nessuno si presenterà»; «Il Ministero non prevede che queste terapie vengano distribuite fuori dagli ospedali». Erano queste alcune delle obiezioni che ci venivano rivolte allora.

Oggi, mentre la distribuzione comunitaria della terapia è diventata una componente essenziale della strategia nazionale di contrasto all’Hiv, quelle stesse perplessità hanno lasciato spazio alla consapevolezza di aver aperto una strada: «Ci abbiamo creduto, abbiamo fatto un buon lavoro». In Mozambico, dove circa il 13% della popolazione vive con l’Hiv, la distanza da un centro sanitario può rappresentare un ostacolo insormontabile. In molte comunità rurali della provincia di Inhambane, raggiungere il presidio sanitario più vicino significa camminare per ore, talvolta per giorni. In otto anni il progetto è cresciuto costantemente. Oggi Medicus Mundi opera in cinque distretti della provincia di Inhambane e in 34 comunità, dove ogni mese le Brigadas Móveis portano visite specialistiche, vaccinazioni, screening per le principali malattie infettive e terapie mirate direttamente nei villaggi.

Numeri che parlano di equità

I risultati confermano il valore di questa scelta. Nel 2025, grazie alle sole attività delle cliniche mobili, sono stati diagnosticati 135 nuovi casi di Hiv, tutti immediatamente avviati alla terapia antiretrovirale salvavita. Si tratta del 3% di tutte le nuove diagnosi registrate nei cinque distretti: una quota apparentemente contenuta, ma ottenuta da un unico servizio mobile rispetto all’attività complessiva dei 52 centri di salute presenti sul territorio. Ancora più significativo è il contributo nel garantire la continuità delle cure. Alla fine del 2025, sui circa 41 mila adulti in terapia antiretrovirale nei cinque distretti, 1.591 persone – pari al 4% del totale – erano seguite esclusivamente dalle Brigadas Móveis. Nei contesti più isolati, come il distretto di Funhalouro, questa percentuale sale fino al 12%, dimostrando quanto un servizio sanitario decentrato sia decisivo nelle aree più svantaggiate. Garantire l’accesso alla terapia, però, non basta: è fondamentale verificarne l’efficacia. Per l’Hiv questo significa monitorare regolarmente la carica virale, cioè la quantità di virus presente nell’organismo. Nel 2025 l’80% dei pazienti seguiti dalle équipe mobili ha raggiunto la soppressione virale, un dato in costante miglioramento rispetto al 77% del 2023 e al 79% del 2024, mentre continua ad aumentare anche il numero delle persone assistite.

Ancora più incoraggianti sono i risultati ottenuti nel remoto distretto di Panda, dove la strategia mobile è attiva da appena tre anni: qui il 6% delle nuove diagnosi viene effettuato direttamente nelle comunità e l’87% dei pazienti seguiti ha raggiunto una terapia efficace. Sono numeri che incidono solo in parte sulle statistiche complessive dei distretti, ma hanno un valore enorme perché riguardano persone che, senza questo modello di assistenza, con ogni probabilità non sarebbero mai entrate stabilmente in cura. Le Brigadas Móveis operano infatti in condizioni spesso estreme, raggiungendo una volta al mese comunità ancora segnate dallo stigma dell’HIV, da forti barriere culturali e da una profonda distanza, geografica e sociale, dalla medicina moderna.

Una cooperazione che cambia il sistema

Ogni mese questi risultati vengono condivisi e discussi con le autorità sanitarie distrettuali. Non sono semplici numeri: rappresentano persone che hanno iniziato una terapia, che non l’hanno abbandonata, che hanno evitato di percorrere decine di chilometri per ricevere cure essenziali. Per questo i responsabili della sanità locale chiedono di estendere la strategia delle Brigadas Móveis ad altre comunità e ad altri distretti. «L’integrazione della Tarv móvel non è un’attività complementare, ma una componente essenziale del sistema sanitario. Permette di mantenere il legame di cura con migliaia di persone che, altrimenti, ne resterebbero escluse. In un contesto in cui le risorse sono limitate, rafforzare la collaborazione tra istituzioni e organizzazioni è la strada più efficace per garantire il diritto alla salute».

La sfida, tuttavia, è ancora aperta. In alcune aree fino a un paziente su cinque interrompe la terapia, spesso a causa della distanza dai servizi, dei costi degli spostamenti, dello stigma o della difficoltà di conciliare le cure con il lavoro e la vita familiare. Per questo non basta portare i farmaci nei villaggi: occorre costruire fiducia, ascoltare le comunità, coinvolgere i leader locali e adattare i servizi ai bisogni delle persone. È questa, in fondo, la lezione maturata in otto anni di lavoro sul campo: la cooperazione più efficace non consiste nel chiedere alle persone di raggiungere il sistema sanitario, ma nel fare in modo che sia il sistema sanitario a raggiungere loro.

Nota: i dati presentati si riferiscono all’attività di monitoraggio del progetto Think InclusHIVe: espansione dei servizi integrati di salute pubblica per ridurre la trasmissione di Hiv e Tb nelle popolazioni vulnerabili a livello comunitario – AID012596/02/1, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) nell’ambito delle Iniziative sinergiche nel Quadro del Technical Support Spending al Fondo Globale per la lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria – 2023.

PER SOSTENERE

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