Covid-19, minatori malati e corsa all’oro

di Valentina Milani
lingotti oro
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Nella miniera d’oro più profonda al mondo, situata in Sudafrica, si è scatenato un focolaio di Covid-19. L’attività estrattiva è stata quindi nuovamente interrotta, mentre il prezzo dell’oro continua a salire.

Si tratta del giacimento di Mponeng che, situato a circa 75 chilometri Sud-Ovest di Johannesburg, si estende per circa quattro chilometri in profondità nel sottosuolo. Ed è nei tunnel sotterranei di questa miniera che si è insinuato il Coronavirus, dilagando velocemente: i contagiati sono ad oggi 164.

A renderlo noto, tramite un comunicato, è stato lo stesso gruppo di estrazione, l’AngloGold Ashanti che ha dichiarato così la sospensione dei lavori e predisposto l’effettuazione del test su 650 dipendenti, oltre a imporre l’isolamento ai positivi al Covid-19, molti dei quali sono asintomatici.

L’AngloGold Ashanti aveva già sospeso le attività nel giacimento di Mponeng durante il lockdown (tra marzo e aprile) per poi procedere con la riapertura imponendo rigide misure precauzionali anti-Covid: era infatti stato riammesso al lavoro solo il 50% del personale e sembra che fosse stato reso effettivo il distanziamento interpersonale di un metro. Nonostante questo, diversi operai avevano più volte denunciato le precarie condizioni di lavoro che, secondo loro, non garantivano la piena sicurezza sanitaria.

Non solo in Sudafrica le miniere aurifere si sono fermate in questi ultimi mesi. Anche in Burkina Faso, per esempio, la Endeavour Mining ha dovuto diminuire la produzione dopo aver riscontrato un caso positivo di Covid-19 tra i dipendenti che ha fatto scattare la quarantena obbligatoria per gran parte del personale. In Ghana l’estrazione dell’oro ha subito un contraccolpo dopo che un minatore della miniera d’oro di Obuasi di AngloGold Ashanti è risultato positivo al Coronavirus.

Rallentamenti o arresti dell’estrazione di oro si sono verificati, come in Africa, anche in altre parti del mondo e questo ha avuto un impatto sulla quotazione dell’oro. Ad aprile, infatti, il prezzo del prezioso metallo ha toccato il massimo da sette anni: lo spot gold è salito dello 0,2% a 1.1716 dollari l’oncia (28,3495 grammi), dopo aver toccato i 1.725 dollari per arrivare a valere, proprio in questi giorni di fine maggio, 1.729 dollari all’oncia.

Un andamento inverso a quello del petrolio che può essere spiegato, in modo semplicistico, con la basilare legge dell’offerta e della domanda. La disponibilità di oro sul mercato, come visto, è diminuita a causa della pandemia da Covid-19. Parallelamente, però, il timore di una recessione provocata dall’emergenza sanitaria ha fatto aumentare la richiesta di oro: il celebre metallo rientra nella categoria dei beni rifugio la cui domanda aumenta spesso proprio in tempi di crisi. Secondo gli analisti di ActivTrades, infatti, «gli investitori stanno cercando l’oro per la sua carenza e come bene rifugio nel caso in cui ci sia un secondo movimento ribassista sui mercati azionari dopo il forte calo osservato all’inizio di quest’anno».

Una tendenza rialzista che, dicono alcuni esperti, potrebbe durare per anni. Al Comex di New York i futures per giugno si sono spinti fino a 1.788,80 dollari. Così, mentre gli investitori comprano a piene mani il lingotto, i minatori sudafricani, maliani, ghanesi, burkinabé (e non solo) continuano a lavorare duramente nelle miniere, oggi con la paura del contagio, domani con le solite problematiche legate alle precarie condizioni di lavoro che li vedono sfruttati e sottopagati. Una storia già raccontata, ma mai abbastanza per essere considerata superata.

(Valentina Giulia Milani)

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